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In tutto questo disastro provocato dall’epidemia, ci sono alcune cose che non quadrano. Per carità, non voglio far polemiche. Non è questo il momento, dobbiamo tutti essere uniti e assieme sconfiggere il male. Non c’è dubbio. Però, a furia di essere isolati e di non essere storditi dalla pubblicità, dalle scempiaggini, dalle false promesse e così via, purtroppo, accade anche di pensare. Abbiamo tanto tempo, ora, che non possiamo non pensare.

            Ad esempio, ma questa è una faccenduola di cucina nazionale: da vent’anni la Sanità in Italia è stata costantemente sacrificata, riducendole i fondi e limitando l’accesso degli studenti alle Facoltà di medicina del Paese, con la storia del numero chiuso. Due...

           

In due settimane è cambiato il mondo. Non so quanto la gente se ne renda conto, ascoltando le notizie sul virus, ma non ha importanza. Coscienti o meno di questa mutazione, siamo costretti a subirla e tutto cambia nella nostra società. Non ci sono alternative ed emerge sempre più forte la consapevolezza della nostra impotenza.

            I tempi della scienza, pur rapidissimi, se comparati a quelli di un secolo fa, sono mostruosamente lenti. Le ricerche si affollano, ma perché ci sia un vaccino occorrerà almeno un anno.  Sarà un anno molto lungo, sempre che il virus non muti di nuovo. E intanto?

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  C’è un sole caldo, quasi violento, che invita ad uscire,  a fare una passeggiata  in un parco oppure tra i boschi o al mare. Non si può.  Forse, in condizioni normali, sarei rimasto a casa e non avrei approfittato di così bel tempo, ma il fatto di non poterlo fare mi da un senso di angoscia.

            Apro le finestre e dentro irrompe il sentore della primavera. Mi sembra una cosa stonata. Per la casa mi aggiro in un silenzio di tomba.

            Non ho fretta, non ho appuntamenti, non mi devo (e non posso spostarmi), sono un’isola in un arcipelago di disorientati e solitari come me...

Siamo in guerra contro un nemico insidioso che ancora non conosciamo bene, ma uccide. Dilaga dovunque e l’Italia è una fortezza assediata.

            Sono finiti i patriottismi e le contese delle zone rosse, gialle o delle aree esenti. La decisione del Governo di estendere a tutto il Paese regole rigidissime è la riprova dell’entità del pericolo e della necessità di una guida ferma per affrontare questa epidemia.        Dopo molte incertezze e qualche passo falso, il governo s’è mosso. Forse troppo tardi, ma il caso era imprevedibile. Se il governo, ora, come hanno chiesto oggi il governatore della Lombardiae 12 sindaci lombardi e come insiste la Destra, dinanzi all’incalzare della crisi e all’impotenza delle struttu...

Stavolta l’hanno fatta grossa, gridando al lupo, al lupo. A furia di dire scempiaggini, i politici improvvisandosi medici e i medici improvvisandosi scienziati e politici, i commentatori televisivi e i giornalisti di grido ci sguazzano, con il tipico ardore italico della ricerca del pelo sull’uovo.

            Il fatto è che, invece, siamo a un guado difficilissimo, da sovranisti per boria trasformati in sovranisti per ghetto. Non ci vogliono, nel mondo, perché siamo i nuovi untori di un virus che non si conosce.

            Dato l’allarme, con una ventina di ammalati, si è ricorsi a un metodo nuovissimo, imitando il governo cinese: quarantena per 50.000 persone, esatta...

Anche quest’anno non poteva mancare la visione della commedia della Compagnia Quelli del Martedì i cui autori, Alessandro Morganti e Angelo Pecorelli, instancabilmente e con crescente bravura, mettono in scena da diverse stagioni opere originali il cui favore di pubblico si potrebbe, anticipatamente, dichiarare scontato.

Il tema conduttore, di estrema attualità, è l’immigrazione “al contrario”: dal 1861 circa 30 milioni di italiani hanno cercato fortuna all'estero, accolti dagli stessi pregiudizi che oggi spesso noi riserviamo agli immigrati che arrivano nel nostro Paese. Intere cittadine videro la loro popolazione dimezzarsi nel decennio a cavallo tra '800 e '900, e di questi emigranti quasi un terzo aveva come...

Il governo boccheggia, tenuto  in piedi con le stampelle, come un pugile suonato. Nonmolla,perchétutti hanno paura di perdere il posto.

            Dopo nove anni di crisi economica e politica, fa stupore che ci sia ancora qualcuno che propone interventi choc sull’economia (v. Conte) o di natura costituzionale (v. Renzi). Belle idee, peccato che siano stantie e non ci creda nessuno. È la scoperta dell’acqua calda.

            In questi giorni frenetici di un’agonia annunciata, il Parlamento non riesce a varare un provvedimento, le Commissioni parlamentari si dibattono fra assenze e mugugni, specchio di un Paese fermo e di una politica palesemente strutturata per la dife...

E così, il Senato ha deciso: Il leader della Lega, Salvini, può essere processato per il sequestro, ritenuto abusivo, degli immigrati bloccati al largo in una nave militare italiana. La partita non è ancora chiusa perché le procedure sono complesse, ma il Senato della Repubblica ha giudicato che la Magistratura è competente per valutare la legittimità penaledi un atto di governo compiuto da un Ministro della Repubblica Molte sono le osservazioni possibili, oltre le polemiche che hanno accompagnato tutta la vicenda.

            In primo luogo, è molto grave che il Senato si sia rimesso alle valutazioni di un giudice. L’autorizzazione a procedere contro un Ministro non è di per sé indice di colpevolezza, è solo un atto...

(Cliccate sull'immagine per avviare il video.e se volete ingranditelo a schermo intero)

Amore! Parola a volte travisata, usata in malo modo. Una parola traditrice se usata in contesti errati. Una parola la cui etimologia è molto contrastata; ne cito alcune spiegazioni.

L'etimologia della parola amore risale al sanscrito kama = desiderio, passione, attrazione (vedi kama-sutra, cioè aforismi, brevi discorsi sul desiderio, sulla passione fisica). Anche il verbo amare risale alla radice indoeuropea ka da cui (c)amare cioè desiderare in maniera viscerale, in modo integrale, totale.

Un'altra interpretazione etimologica della parola amore, fa risalire il termine al verbo greco...

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