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Il Cardinale

15/02/2016

 

Nella generale deprecazione dell’intervento del Cardinal Bagnasco, trovo che c’è la muffa di un anticlericalismo di maniera, alla Don Basilio, un divertente giornale satirico di molti anni fa.

Le cosiddette unioni civili sembra che siano il problema prioritario della politica italiana. Certamente lo è per molti, ma a fronte dei problemi esistenti, non me ne vogliano i fautori, è pur sempre un problema minore  rispetto a quelli del Paese.

Il Governo non ne fa una questione politica, perché altrimenti, non esiterebbe a mettere la questione di fiducia e l’incognita del risultato sarebbe molto grande, però ne fa una bandiera. Il PD è in ordine sparso: c’è chi approva e chi disapprova, poi c’è chi approva, ma parzialmente. Poi ci sono gli alleati, tra cui l’indefettibile Alfano, che è preso tra due fuochi: come restare attaccato al potere e l’ossequio  alle gerarchie ecclesiastiche.

È una pena constatare che un problema serio come questo, che tocca i diritti umani, possa essere merce di scambio nel baratto politico. Questa politica sporca proprio tutto, anche ciò che politico non è.

Cosa dice Bagnasco di così orribile? Dice: per favore, riflettete, non votate per schieramenti perché così vi dice il partito, votate secondo coscienza, e poiché la coscienza è qualcosa di cui, nella società italiana ci si vergogna, auspica il voto segreto che dà coraggio al parlamentare intimidito dal rischio di perdere il favore di Renzi.

Che questa sia un’intromissione indebita nel sistema istituzionale italiano mi sembra difficile da sostenere. Bagnasco, prima di tutto, è un Italiano che, come tutti, ha il diritto di dire ciò che pensa. Inoltre ha un’indubbia autorità sui cattolici italiani, compresi i deputati, ed il suo punto di vista va rispettato, anche se si richiama ad una coscienza cristiana che non mi pare che aleggi vistosamente alla Camera dei Deputati.

Bagnasco solleva un problema importante, quello della libertà di coscienza. È curioso che se ne parli solo in questo caso. Verrebbe da pensare che, in tutti gli altri, questa libertà non ci sia o non ci sia mai stata.

Secondo la nostra Costituzione, un deputato rappresenta tutta la nazione, non chi l’ha eletto e, tanto meno, il partito in cui milita. Quindi, può votare come crede. Secondo coscienza, appunto, anche se i giri di walzer dei nostri eletti, da un partito ad un altro o creandone uno proprio, non mi sembra che provengano da una crisi di coscienza. Può un Partito imporre il suo punto di vista? No. Allora, di che parliamo?

Lo “scandalo” sollevato da Bagnasco, dato il peso del personaggio, è ben maggiore di quello sollevato da Grillo. Non è neppure il caso di confrontarli, l’accostamento sarebbe irriverente, ma anche Grillo ha detto ai suoi di votare secondo coscienza. Grillo parla ai suoi deputati, Bagnasco parla a tutti i deputati. Non credo che Bagnasco sia filogrillino o che Grillo sia un credente seguace di Bagnasco. Però, dicono le stesse cose, anche se con intenti diversi. Deve essere un virus che alligna solo a Genova.

Votare secondo coscienza dovrebbe essere un obbligo morale sempre, non solo quando c’è il voto segreto. Invece, nella maggior parte dei casi, tutti votano per disciplina di partito o di bottega, non in base alla propria coscienza, e si vede.

È un po’ il colmo che un Cardinale ed un comico si richiamino alla libertà di coscienza. Dovrebbe essere un patrimonio di tutti. Non lo è, evidentemente, è questo fa parte della nostra vera tragedia, la perdita dei valori e di qualunque principio morale.

Il dibattito alla Camera procede con fervore e scarsi risultati. Come verrà fuori questa legge, se verrà fuori, sarà comunque un pateracchio in merito al quale, forse, un referendum potrà apportare modifiche sensate.

Quello che non mi piace è che ogni volta che la gerarchia ecclesiastica dice qualcosa, tutti  gridano che si tratta di un’ingerenza indebita negli affari dello Stato. Ora, considerando che, in genere, la Chiesa né spaccia droga né suggerisce stupri od omicidi, si può anche non essere d’accordo con le sue esortazioni, e spesso non lo sono neanch’io, ma non è contestabile la sua libertà di esprimersi.

In un Paese fantoccio, come il nostro, dove a Bruxelles l’ultimo dei burocrati pagato da noi ha voce in capitolo ed i nostri funzionari vanno con il cappello in mano a mal negoziare (vedi bail-in), dove il nostro buon diritto nel caso dei marò si trascina da anni nell’impotenza governativa (ed è una vergogna), dove la finanza internazionale spazza via a suo piacimento il nostro “eccellente” sistema bancario, dove la legge è come la pelle dei testicoli e la si tira come si vuole, dove non funziona praticamente più nulla, dove gli scandali si susseguono agli scandali, dove ….. e potrei continuare per molto, tanto rigore fa ridere.

Stracciarsi le vesti e gridare al sopruso ed all’ingerenza copre tutti i diffusi baciapile del nostro sistema politico. E’ un altro tocco di stupidità.

 

 

Roma, 14 febbraio 2016.

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