La percezione


Una borsa che sale e scende come la febbre, in Europa, ma soprattutto in Italia, non è una bella cosa. Non lo è perché significa che l’economia traballa, non lo è perché c’è gente che s’impoverisce (molta) e gente che s’arricchisce (poca), non lo è perché tutto ciò mette a nudo l’arroganza e l’impotenza di chi ci governa e che, magari, ci specula sopra.

Ragioniamo: non sono un azionista, ma comprare oggi un titolo che vale 10 per rivenderlo domani a 40 e che dopodomani scende ad 8, è un affare. Certo, occorrono buoni collegamenti, un operatore in banca disponibile, un colpo d’occhio sicuro, la capacità di rischiare e così via. Ma ne vale la pena. Le borse soffrono, le imprese soffrono, ma io speculo. Altro che azioni subordinate!

Quanti sono quelli che lucrano sulle disgrazie degli altri?

In tutto questo frangente brilla l’inettitudine del Governo. Prima della fine dell’anno abbiamo finanziato le banche tedesche e, indirettamente, quelle spagnole. Abbiamo negoziato il bail-in (e la Costituzione che afferma che il risparmio va tutelato?) senza capirci molto e ce lo siamo trovato addosso come un macigno all’inizio dell’anno nuovo, con quattro banche fallite e il divieto d’intervento. È stato abborracciato un provvedimento di rimborso “teorico” in fretta e furia. Forse il mio barbiere avrebbe capito di più e fatto meglio.

Ora il Governo si appresta a ridare un assetto decente alle banche cooperative. Se tanto mi dà tanto, c’è da tremare. Basterebbe solo l’asserzione (ufficiale) che il provvedimento per il rimborso degli obbligazionisti subordinati delle quattro banche fallite è stato rinviato per far prima! Kafka dev’essere entrato nella stanza dei bottoni.

In realtà, qui nessuno vuol fare niente. La Banca d’Italia è inesistente, molta boria e poca sostanza. O è inutile o va riformata; i sepolcri imbiancati non servono a nulla. Inoltre, per i servizi che ha dato, costa troppo. La buffonata che i suoi azionisti sono i suoi controllati ha da finire. La percezione comune è che se la Banca d’Italia è la Banca di Stato, deve essere dello Stato.

Il sistema bancario, ce lo ripetono tutti, è solido, anzi, solidissimo. Chi lo ripete a quattro mani e a voce spiegata o è uno sciocco o canta come a Sanremo. Il mercato onnipotente ogni giorno fa strame delle nostre banche. Un attacco della speculazione internazionale? Può darsi, ma se così fosse, vuol dire che il sistema, poi, non è così solido come si dice.

Con la borsa che scende ai livelli di questi giorni, anche il Monte dei Paschi diventa appetibile. Lo salveranno comunque, pare, perché nei cassetti, si mormora, ci sono segreti che, se saltassero fuori, farebbero tremare molti palazzi. Quanti a cassetti, le inchieste si aprono e si chiudono o non si chiudono mai, tanto sono tutti irresponsabili.

Anche questa storia dovrebbe finire. Chi manda in malora i risparmi della gente deve pagare, non andarsene con una bella liquidazione. Chi assume la responsabilità di gestire un’azienda bancaria deve essere assicurato e ne deve rispondere penalmente. La tutela del risparmio è anche questo. Non fa comodo e non si fa, ma non è una buona ragione per non pulire il settore.

ABI e Banca d’Italia si sono finalmente accorti che il risparmiatore non ci si ritrova con i molti moduli che spiegano i misteri degli investimenti. Molti fogli, scritture minuscole, clausole ermetiche: un’informazione fasulla. L’importante è che firmino.

Ma la questione vera è un’altra: le Banche non devono essere dei grandi magazzini dove si compra di tutto, dalla spazzola al computer, contando sulla dabbenaggine del cliente. La banca deve essere una cosa seria, affidabile. È così difficile tornare alla vecchia separazione tra banche di risparmio e banche d’affari?

Queste sono le riforme vere che devono essere fatte. Raggruppare tutte le banche cooperative sotto un unico cappello serve solo a creare un altro centro di potere da affidare agli uomini di Renzi per i loro affari. Si parla tanto di mercato, ma allora, perché non lasciare al mercato di giudicare ciò che è sano e ciò che sano non è?

Infine, la badbank. Nel balletto delle polemiche con la Commissione europea si tratta d’una mossa perdente. Chi si accolla i 350 miliardi di sofferenze delle banche italiane? La Comunità? No. Il Tesoro italiano, con quel debito pubblico gigantesco di oltre 2.300 miliardi che grava sul groppone del Paese? No.

Questa massa vagante di melassa avvelenata è una pesante palla al piede del sistema bancario. Qualcuno dice: cartolarizziamola. Nessuno ci capisce nulla, ma che significa? Qualcuno dovrà pur pagare. Si aspettano suggerimenti, magari dal cartolaio.

Torniamo alla percezione dell’uomo della strada. Il fango che copre il Paese, le istituzioni, la classe politica, nazionale e locale, è come una slavina. Ci sta investendo tutti.

L’uomo del destino, il non eletto, l’acclamato Renzi con le sue disinvolte contraddizioni, messo di fronte ai problemi seri dell’economia, che non ha mai voluto affrontare, balbetta soluzioni all’acqua di rose. Ma l’odore delle rose non prevale su quello del fango d’una classe politica incapace, ignorante e corrotta.


Roma, 11 febbraio 2016.

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