Fremiti d’insofferenza

 

Il Paese si contorce sotto pelle, dopo questa tornata amministrativa. Innegabile il successo di 5Stelle, innegabile la crisi del Pd, indecifrabile il centro destra. Straordinario il rifiuto delle urne.

Poi ci sono dei casi particolari: De Magistris che trionfa a Napoli contro i renziani ed il centro destra, Mastella che stravince a Benevento, Varese che passa al PD dopo anni di Lega, Bologna che resta rossa, ma con una contestazione che avanza minacciosa, Trieste, Grosseto, Isernia, Caserta, Latina, financo S. Benedetto del Tronto, tutti in cambiamento e così via. Politica od anti politica hanno rimesso in gioco le carte.

5Stelle ha realizzato due colpi grossi con due candidate (facce nuove) presentabili ed aggressive. A Bologna non è riuscito il colpaccio della Lega, ma c’è andata vicino. La Bergonzoni è della stessa pasta delle altre due. Il grande merito di Grillo è stato quello di tirar fuori dal suo cappello gente nuova e di farsi poi da parte. Che poi siano in grado di governare è tutt’altra questione. Ma, d’altro canto, non è che abbiano avuto precedenti lusinghieri. A Roma, forse, anche un netturbino avrebbe fatto meglio degli ultimi Sindaci.

Il PD è sotto (Il successo di Milano è stato scompensato da ben altri insuccessi). Lo è per vari motivi (scandali, incapacità, incertezze interne, la stanchezza del potere) ma, soprattutto, per l’effetto genericamente negativo determinato dall’atteggiamento sprezzante, declamatorio ed irritante del suo leader.

Le elezioni amministrative non sono politiche, ma il tono generale è stato quello di una specie di voto popolare anti renziano. L’imbarazzo è evidente ed i nodi stanno venendo al pettine. Il Paese non decolla, le riforme annunciate interessano scarsamente il cittadino comune, i soldi non ci sono ed i poveri aumentano. La grande battaglia per il referendum (o il sì o me ne vado), rischia di trasformarsi in un boomerang. La stessa riforma elettorale, se le cose continueranno in questo modo, rischia di spazzare via il PD dal Parlamento.

Saggio sarebbe attenuare i toni e non insistere su riforme cretine o vessatorie. Meglio perdere la faccia che perdere i voti. Occorre ragionevolezza. La rottamazione rischia di rottamare tutti, anche i rottamatori. E non va sottovalutato l’effetto d’imitazione che potrebbe tramutarsi in una valanga di voti anti PD.

Il centro destra langue, nonostante alcuni successi. A ben vedere, a Milano ha perso, altrove ha vinto quando i suoi elettori si sono concentrati contro il PD. Tutti invocano l’unità, come la provvidenza, ma se non si fanno fuori le vecchie facce, se non la si pianta di venerare Berlusconi, se non si ha il coraggio di ricominciare da capo, dicendo cose e non parole, il centro destra continuerà a fare il portatore d’acqua per gli avversari del PD. Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia, transfughi ed UCD, tutti assieme, non fanno una bella presenza. E s’è visto.

Il fallimento complessivo dei partiti tradizionali deriva dal fatto che la gente è stufa di chiacchiere e sospetta di tutti. Crede solo a chi le dice che aprirà i cassetti per mandare in Procura i dossier concernenti i cialtroni, a chi gli dice che farà asili nido, riparerà le scuole,  riempirà le buche, rifarà le strade e ripulirà le città. Questo, la gente si aspetta e lo vede, se si farà. Il resto non interessa. Nessuno crede più ai grandi slogan od agli appuntamenti internazionali decisivi per il futuro. Il presente è troppo grigio e pressante per tutti per interessarsi a dibattiti astrusi. Altro che Olimpiadi!

Se c’è, la politica deve rendersi conto che la dimensione dell’interesse dell’elettore è circoscritta ai suoi problemi più pressanti, l’affitto, le tasse, i conti da pagare, la sanità difficile per tutti, la burocrazia onnipresente e malvagia, il traffico insidioso, le banche e le assicurazioni sempre più esose e tortuose. L’elenco sarebbe troppo lungo.

Poi, che ci sia o meno l’uscita del Regno Unito dall’Europa o che la Clinton diventi o meno il primo Presidente degli Stati Uniti è interessante, ma non gliene importa nulla nessuno. Molto di più, decisiva, sarebbe, invece, una diminuzione dell’IVA, non un aumento, per rilanciare i consumi.

Il clima morale si accoppia alla disillusione politica. Troppi delinquenti in giro, troppe sentenze inique (v. caso Parolisi), troppi stravolgimenti politici, troppa mafia, palese od occulta, troppe sperequazioni economiche, troppa corruzione, troppi furti o borseggi che nessuno punisce più.

L’uomo comune si sente solo, vessato da un sistema complessivo che, invece, dovrebbe aiutarlo e che, tra l’altro, paga profumatamente. Per avere che?

Questo spiega la profonda disaffezione al voto del cittadino comune. Nella sua testa ci sono ”loro” e gli altri. Loro fanno e disfano, sono ben pagati, sono introvabili perché hanno tanto da fare  (naturalmente, per il bene comune), vanno in televisione, viaggiano con l’autista, taluni hanno la scorta, non hanno problemi né di tasse né di pensioni né di assistenza medica. In fondo, giocano, per restare al potere, per fare inciuci, per rubare se possono, o per far rubare, sistemano i figli, conoscono tutti. Sono la casta, un altro mondo. Per questo parlano di cose tremendamente serie, che non capisce nessuno. Il problema quotidiano l’hanno risolto. E tutti gli altri?

5Stelle ha capito questa frustrazione generale, non perché siano più intelligenti o più preparati degli altri, ma perché sono espressione di questa frustrazione e parlano di cose concrete, che capiscono tutti perché fanno parte dei loro problemi. Sino ad ora non hanno governato un granché, ma ora tocca a loro. La socialità non è una parola vuota od una bandiera dove si nasconde la mazzetta. È risolvere i problemi della gente comune.

A ben riflettere, sette cittadini su dieci hanno rifiutato la politica. Ciò deve far pensare. Cosa vogliono? La disaffezione delle masse ha preparato ogni volta regimi forti o dittature.

5Stelle ha una grande occasione, a profilo basso, per esprimere non il malumore dell’elettorato (che già l’ha espresso), ma per andare incontro realmente a queste esigenze. Saranno in grado di mandare in galera qualcuno, di licenziare un po’ di fannulloni, di snellire il sistema?

I prossimi mesi saranno decisivi per 5Stelle e per il PD. Renzi dovrà rendersi conto che la farsa inscenata da Napolitano (un altro feticcio, come quello di Berlusconi) con tre Presidenti del Consiglio non eletti da alcuno non può durare a lungo. Il ricatto che propone al Paese, o il sì al referendum o me ne vado, è senza senso e gli rema contro. Gli slogan hanno fatto il loro tempo.

 

 

Roma, 20 giugno 2016.

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