Questo giornale è libero a quanti desiderino collaborarvi ai sensi

dell’art. 21 della Costituzione Italiana che dispone così:

Tutti hanno diritto di manifestare

Il proprio pensiero con la parola,

lo scritto e ogni mezzo di diffusione “.

È vietata la riproduzione totale o anche parziale di quanto pubblicato su questo giornale, senza autorizzazione scritta da parte della redazione.

Reproduction in full or ever partial, of what has been published in this newspaper, without the written permission of the editors.

© 2015 by " MaLu"   - Lazio Opinioni a cura di 90119310564 - 07611765630 - Iscrizione Tribunale di Viterbo n° 02/2007 del 26 marzo 2007 - P. IVA 90119310564

Pettini e mozzarelle.

 

 

Sono stato facile profeta sulla tempesta finanziaria. A questa, ora, si aggiunge la crisi nei rapporti con l’Unione europea. Non c’è che dire: i nodi stanno arrivando tutti al pettine. Dove non c’è politica intelligente, dove non ci sono uomini capaci ed un’idea, anche piccola, del futuro, c’è solo il vuoto e nel vuoto può accadere di tutto ed il peggio.

Per fare politica occorrono idee, non chiacchiere.

Un governo è una squadra, non una corte attorno al granduca. Renzi, a furia di potere, si è circondato di mezze calzette, a partire dal Ministero degli Esteri, prima con la Mogherini ed ora con Gentiloni. L’idea che la politica estera, tanto, la faceva lui, è stata solo disastrosa. Lo si è visto con il semestre di presidenza italiana dell’Unione, inutile, il cui unico frutto avvelenato è stato il passaggio della Mogherini al ruolo, altrettanto inutile, di Commissario agli Esteri e di Vice presidente dell’Unione. Una pessima scelta per un portafoglio inesistente e per un ruolo da comparsa.

Arrivato a Bruxelles come l’enfant prodige della nuova politica italiana, i risultati sono stati miserevoli. Nessuna alleanza con i Paesi nelle nostre stesse condizioni economiche (Spagna, Portogallo, Irlanda, Slovenia e Croazia), nessun moto di simpatia con la Grecia, poca solidarietà con la Francia, molta arroganza e poco costrutto. Ha cominciato con il cappello in mano a fare la riverenza a Berlino per poi scatenare una rissa con la Germania. Ha abbracciato Juncker per poi inimicarsi anche lui. È un uomo che si crede, ma occorre che gli credano anche gli altri.

Mandiamo quattrocento uomini armati a difendere in Iraq la ricostruzione di una diga fatta da un’impresa italiana e spediamo un drappello di soldati, disarmati, in Libia, non si sa bene a che fare. Forse, solo a farsi ammazzare. Per la tutela delle nostre navi mercantili contro la pirateria, vista la vergognosa vicenda dei nostri marò, mandiamo adesso le guardie giurate. Tutto ciò ha dell’incredibile, ma purtroppo è vero!

In politica interna le sue priorità sono state tutte ben lontane dall’affrontare il problema primario del Paese: l’economia. Pannicelli caldi qua e là, ma nessuna riforma tale da suscitare incentivi e stimolare l’impresa ed il consumo interno. Se nel Paese non si produce e non si vende, non si ha ricchezza.

Le sue priorità sono state tanto roboanti quanto inutili: la riforma elettorale per continuare a governare con dei nominati,  la riforma del Senato, inutile, così come è stata concepita, le unioni civili, sulla cui urgenza politica e morale c’è molto da dire. I mali del Paese ci sono ancora tutti e ad essi non s’è opposto rimedio.

In materia bancaria, silenzio per anni, perché tutto andava bene. Poi, il crollo di quattro piccole banche territoriali, cui seguiranno inevitabilmente altri crolli. Ora, la situazione s’è fatta incandescente.

A Bruxelles si dice che in Italia non ci sono interlocutori affidabili. Fa sorridere Gentiloni, un brav’uomo, che ritiene invece che ci sia un governo. È solo lui a pensarlo. Fa ridere la Mogherini che dice che i canali di comunicazione ci sono tutti e che tutto va bene. Forse come telefonista.

La speculazione irrompe nell’agreste mondo bancario italiano. I mostri sacri della finanza hanno circa trecento miliardi di crediti “avariati”. Se la BCE insiste, chiedendo ricapitalizzazioni, dove li trovano i soldi per ripianare le sofferenze? Il mercato punisce gli incapaci ed i truffatori. Il Monte dei Paschi di Siena è nel mirino e crolla ad ogni apertura di borsa. Con il Monte crolla anche la fiducia senese ed il tranquillo mondo delle cooperative rosse e bianche. Il buon D’Alema, che non è un economista, era felice che il PD avesse una banca tutta sua. Un vero affare, non c’è che dire, ed un macigno per tutta l’economia del Paese.

Poi c’è la badbank, la banca cattiva, di cui si favoleggia, dove si dovrebbero concentrare tutte le perdite e le sofferenze bancarie del sistema. Vorrei capire chi pagherà e chi investirà nella badbank: solo dei matti. Altro che un intervento europeo!

Il quadro è desolante: un fallimento completo.

La gente mugugna. Non ci sono più quattrini, la mancanza di sicurezza è sempre più avvertita ed è sempre più palpabile l’incertezza sul futuro.

I partiti sono divisi fra loro e spaccati all’interno. Gli scandali si susseguono e l’affare Boschi-Etruria è un’altra tegola dalle implicazioni imprevedibili sulla testa del governo. Il gioco delle tre carte, probabilmente, è finito. Quelle elezioni che dovevano concludersi con un trionfo, ora, sono diventate un incubo.

Poco consola il fatto che a destra ci sia ancora il vuoto attorno ad un’ombra e che 5Stelle, alla prova del fuoco con la realtà, si sia scottate le mani. Se il Presidente del Consiglio fosse un grillino, il web lo avrebbe già condannato. Altro che il Presidente della Repubblica!

Tutti i nodi stanno arrivando al pettine. Pettine, Pettinicchio, la mozzarella è fresca, ma è solo mozzarella. La fiorentina, o è truccata o è un sogno lontano.

 

 

Roma, 19 gennaio 2016.

Please reload

This site was designed with the
.com
website builder. Create your website today.
Start Now