Democrazia da strapazzo

 

Siamo a pochi giorni dal referendum costituzionale. Polemiche, interviste dibattiti affollano piazze e media. La gente è disorientata. I cittadini che dovrebbero votare sono presi da altri problemi, meno “eleganti”, più concreti: lavoro, immigrazione, tasse, scuola, sanità, sicurezza. Il quesito referendario è astratto. Settanta articoli da riformare d’una Costituzione così bene illustrata e quasi divinizzata da quel Benigni, che adesso, con la moglie, ha accompagnato Renzi da Obama su un aereo di Stato. Ve lo ricordate?

Adesso questa Costituzione bisogna cambiarla. Le modifiche sono importanti, interessano tutti noi ed il nostro futuro. Quindi, praticamente, non interessano nessuno, tranne i patiti della politica.

Il quesito è controverso, la risposta semplice: o Sì o No. Se la gente non capisce, voterà No.

Non piacciono le novità e la Costituzione non ha mai fatto danni. Anzi, molti dicono che se le cose non vanno bene è perché la Costituzione non è stata applicata.

Proprio perché non interessati, molti cittadini non andranno a votare. D’altro canto, si parla tanto delle scelte del popolo, ma se poi il popolo non sceglie vuol dire o che la questione non è vitale o che gli va bene così. Se ci fosse un referendum sulle tasse, credo cheandrebberoalle urne.

L’astrattezza delle questioni è il polo d’interesse dei politici e del disinteresse della gente. Aboliamo il CNEL. E chi ne ha mai sentito parlare del CNEL, tranne gli impiegati del CNEL? Il giocattolo non è servito, né prima né ora. Si sarebbe potuto toglierlo di mezzo prima, senza molti affanni.

Ci si rivolge ai cittadini elettori perché il loro parere è importante. È tanto importante che da tre Governi il Presidente del Consiglio non è stato eletto da nessuno, ma “scelto”, i Consigli provinciali (elettivi) sono stati aboliti, ed ora i Senatori non saranno più eletti. Chiediamo agli elettori di votare liberamente per castrarsi dasoli. Addirittura, in futuro, per i referendum, che sono una spina al fianco del potere, si propone di alzare la soglia dei richiedenti.

Andiamo democraticamente verso il potere costituzionale di nomina.

Democraticamente è stato eletto Mussolini, come Hitler, come Erdogan, come è stato eletto Trump. Il mondo va verso una centralizzazione del potere. La questione di fondo è se ci sta bene. I fautori della “governabilità” asseriscono che questo è necessario. Il paradiso della governabilità è nel fatto che nessuno dice no.

Il concetto di democrazia è molto semplice: vivendo in una comunità, il popolo deve dire quello che vuole.  Ma lo si può ingannare,  lo si può impedire, si possono truccare i risultati, lo si può stancare. La furbizia del potere è molto più variegata dell’onestà del voto.

Due concezioni diverse si sono manifestate in Occidente: a destra, il mito del mercato, in nome del quale in money we trust, a sinistra, il mito dei diritti individuali, privacy insegna, per cuialla fine, siamo tutti controllati. Il paradosso è che nessuna di queste concezioni ha funzionato ed il cittadino, il popolo abbassa la testa e subisce ogni genere di angherie.

La democrazia è come la libertà o la fede. Se ci aggiungiamo degli aggettivi, non è più tale. In un mondo che cambia a ritmi accelerati, le categorie politiche e concettuali sono vecchie. Cos’è uno Stato? Cos’è una nazione? Cosa sono le frontiere? Solo muri, come quello di Trump o di Orban?

Dobbiamo tirare le somme di un fallimento complessivo in tutto l’Occidente, a partire dalla globalizzazione. Ha distrutto i nostri mercati, ha aumentato la disoccupazione, ha compromesso il nostro welfare, ha scatenato esodi di popolazioni disperate, ha messo in crisi l’Unione europea.Ha però prodotto un effetto importante: quest’ondata di “populismo” che tanto disturba il potere.

In provincia si produce, nelle città si comunica, si fanno affari, si fa politica. È inevitabile, ma la provincia è il nerbo di un Paese. In America la provincia ha detto no alla città, perché in provincia sono più evidenti i disastri che la politica ha fatto in questi anni.

Il “populismo”, che poi significa “popolo” e non “establishment”, è diventato ora un fattore negativo. Il potere non ama chi dice di no però vuole che il popolo gli dica sempre di sì.

In America tutti erano a favore della Clinton, tranne il popolo. Trump è quello che è, un’incognita pericolosa, ma ha cavalcato un dissenso strisciante che da tempo sta percorrendo anche l’Europa. È la vendetta del mugugno. Ora, tutti, in Occidente, se mamma America farà i capricci, stanno cercando di adeguarsi. Ma l’America non è così  Interessata all’Europa come lo siamo noi. Perbacco, Trump non ha ancora telefonato a Junker!

Cambierà tutto, anche in Italia. Ma torniamo a noi.

Io sono contro gli “illuminati” che decidono per mio conto, dicendomi che lo fanno per il mio bene (ed il loro).

Sono contro chi contrabbanda parole vuote contro la realtà di miseria e di emarginazione, politica, sociale ed economica, che vive il mio Paese e poco o nulla ha fatto perché qualcosa cambi.

Io sono contro tutto ciò che modifica qualcosa che ha funzionato, non benissimo, e quando non ha funzionato è stato perché il potere non ha mai voluto che funzionasse, quello stesso potere che ora, perché funzioni,  nel suo interesse, mi chiede di dargli ancora più potere.

Se il 50% degli Italiani non andrà a votare, è perché non ci crede più in questa democrazia da strapazzo che si ricorda del popolo solo quando gli chiede più potere, di leggi malfatte, di tassazioni esose, di una giustizia fatiscente, di una sanità malata, di un’impotenza politica assoluta.

Di potere altrui ne abbiamo avuto abbastanza, di diritti pochi, di speranza nessuna. Approfittiamo di questo spiraglio di democrazia che ci lascia ancora la nostra vecchia Costituzione.

 

 

 

Roma, 15 novembre 2016

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