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Il Paese della luna calante

24/04/2017

 

Per essere un Presidente isolazionista bisogna dire che Trump ha fatto moltopiù rumore, in una settimana, di otto anni di Obama.  Questo non vuol dire che ha fatto bene, ma farsi sentire, ogni tanto, è buona cosa, tant’è vero che le sue quotazioni crescono, in America.

            Sulla Siria, continuano schermaglie irose tra Mosca e Washington, ma la Russia è un po’ come un bambino colto in flagrante con le dita sulla marmellata.Strilla, ma non più di quanto ci si aspettasse. In fondo, dei gas non gliene frega niente a nessuno. La vera questione è se Putin molla Assad in cambio di qualcos’altro, oppure no. Intanto, Trump ha fatto una cortesia a Mosca, di quelle vere: li ha avvisati che avrebbe attaccato. I Russi se ne sono andati ed hanno avvisato i Siriani che se ne sono andati anche loro, dopo aver imbucato gli aerei buoni. Molto rumore per nulla. Una sceneggiata.

            Ora tocca alla Corea del Nord.

            Vedi caso, il Presidente cinese era in visita ufficiale negli Stati Uniti mentre partivano i missili sulla Siria. Non ha battuto ciglio. Nonostante le sparate elettorali di Trump sul dumping delle merci cinesi in America, si sono lasciati con gran sorrisi e vigorose strette di mano.  La Cina non ha mosso un dito per sostenere le ragioni di Putin o di Bashar Assad, ma certamente tra loro hanno parlato della Corea del Nord, il pupillo un po’ discolo di Pechino.Ha una bella moglie, ma è maleducato, rissoso ed è un po’ pazzo.

            La Cina non ha alcun interesse a farsi coinvolgere in una crisi fra USA-Corea del Nord. Il 38° parallelo è un brutto ricordo per tutti. Il sottile equilibrio esistente in Corea è un su di un cavo che, ogni tanto, oscilla per via delle smargiassate del premier nordcoreano. Finché fa chiasso, va tutto bene, ma quando comincia a sparare missili e minaccia di usare ordigni nucleari, le cose sono un po’ diverse. Pazzo sì, va bene, ma con discernimento e purché non disturbi troppo.

            Passeggiando da soli per i giardini della residenza dove Trump ha ospitato il Presidente cinese, in Florida, mi vien fatto di pensare che a quattr’occhi, abbiano parlato di cose serie, non solo di orchidee. Ho voluto simulare quella possibile conversazione.

            Trump: “Caro Presidente, abbiamopoi il problema della Corea del Nord. Sono proprio fastidiosi e pericolosi. Almeno a parole, minacciano gli Stati Uniti. Mi hanno stancato ed hanno stancato tutti gli Americani. Dio non voglia che abbiano un’ogiva nucleare. Meritano una lezione.”

            Presidente cinese: “Forse ha ragione ma, sa, noi a Pechino abbiano un po’ le mani legate. In fondo, è una nostra creatura. L’abbiamo tirato su noi, però, francamente è venuto male”.

            “Su questo non c’è dubbio, ma se continua romperemerita una lezione. Che ne pensa?”

            “A ognuno il suo, dice un nostro proverbio.”

            “Allora, che facciamo? Ci pensate voi a mettere a posto la Corea del Nord?”

            “Francamente, vorrei evitare una presa di posizione troppo forte. Gli abbiamo tirato le orecchie più volte, ma pare che non ci senta.”

            “Quello fa finta di non sentire. È matto da legare ma dovrebbe capire che prima o poi la pazienza degli altri finisce. All’America non fa comodo che dia fastidio alla Corea del Sud e al Giappone. Sono nostri alleati, e molto suscettibili.

            “Lo dica a me!Si figuri se mi fa comodo un conflitto alla frontiera settentrionale, con la Russiasempre pronta a metterci il becco.”

            “Il ragazzotto, però, ha bisogno d’una lezione. Ne conviene?”

            “Beh, ogni tanto, uno schiaffo bisogna darglielo, altrimenti si prende troppa confidenza.Perché non glielo date voi? Tanto, per farvi sentire, sulla scena internazionale. Leiè nuovo, ha bisogno di pubblicità. L’avete già fatto con Damasco, ed è andata bene. Ormai, avete le mani in pasta. Pensateci voi.”

            “E la Cina? Che farà? Posso stare tranquillo?”

            “Non si può mai stare tranquilli! Un po’ di sceneggiata dovrò farla anch’io, come ha fatto Putin con la Siria.”

            “Se la Corea del Nord spara qualche missile sul Giappone o sulla Corea del Sud, succede un casino. Lo sa bene.”

            “Anche se succede il contrario.”

            “Ma se siamo d’accordo, possiamo farlo noi. Tanto, da me si aspettano di tutto.”

            “Mi sembra una buona idea, ma con garbo, quello è fuori di testa, lo sa.”

            “A me, per la verità, interessa solo il vostro parere. Poi, se Putin alzala voce, credo che non possa fare più di tanto. Strilleranno l’Iran, l’India, la Siria, l’ISIS, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. I black bloc faranno qualche dimostrazione in più; tanto, sono stucchevoli e nessuno li sta più sentire. L’Europa non esiste, Israele e Regno Unito sono dalla mia. Non succederà nulla, e Tokio e Seoul ci diranno solo grazie.”

            “Allora, va bene. Quanti uomini avete da quelle parti?”

            “Circa trentamila e, poi, ci sono i Sudcoreani.”

            “Noi ne abbiamo trecentomila, ma non li posso muovere, perché non abbiamo ancora portaerei come le vostre. Vediamo quello che succede.”

            Non credo di aver pensato male, se la flotta USA naviga tranquillamente verso le acque coreane e sul ponte di comando della portaerei stanno studiando le carte in base alle segnalazioni satellitari delle basi missilistiche nordcoreane.

            Niente di nucleare, per carità. Creerebbe troppi problemi nell’area, ma solo un’operazione chirurgica di silenziamento delle minacce nordcoreane. Poi, toccherà ai diplomatici sbrogliare la matassa. In fondo, è il mestiere loro.

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