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Cammelli e predoni.

 

     

 

Il secondo turno di questa tornata elettorale ha registrato un indubbio successo del centrodestra. Il centro sinistra ha perduto diverse città importanti. I numeri danno ragione ai sostenitori dell’unità del centro destra ed ai critici delle divisioni di centro sinistra.

Sono evidenti alcune questioni.

La prima è che un’alleanza PD-Forza Italia non solo è innaturale, ma non sarebbe capita dagli elettori. Riprodurrebbe una dicotomia fra il vecchio e il nuovo, l’establishment  e 5 Stelle. Da scartare, perché premierebbe quest’ultima.

            La seconda è data dal confermato appannamento della stella renziana. A furia di promesse, sconfitte, dimissioni e resurrezioni, il PD è sempre più diviso e sfilacciato. Che cerchi spazi a destra o a sinistra, poco importa. In sé ha i germi della disfatta. O cambia leader o si avvia al tramonto.

            La terza è espressa dal confronto Berlusconi- Salvini. La consistenza dei consensi per Forza Italia è molto dubbia, minore quella della Lega. Ma il contrasto è sulla leadership. Berlusconi si sente ancora un Dio, ma gli credono solo in pochi, sacerdoti, perlopiù, che ci mangiano sopra. Salvini è arrogante e magliettaro. Se questo è il nuovo, forse è meglio farne a meno, ma il centro destra vince solo se è unito. A Roma, Berlusconi si è intestardito a voler fare da solo ed ha vinto 5 Stelle a mano piena.

            La quarta questione è che non c’è uno straccio di programma da nessuna parte. A sentirli, tutti hanno un progetto in tasca, a partire dalla legge elettorale, ma fuori vengono solo l’unto ed il bisunto. Tra 5 Stelle e la Lega c’è una profonda affinitàdi concetti: navigano entrambi nel vuoto. Il PD fa una politica, diciamolo, di destra (v. salvataggio bancario) e Forza Italia uggiola solo in funzione delle pensate estemporanee del caro, vecchio leader. Così non si va da nessuna parte.

            Cerchiamo di ragionare, visto che non lo fa quasi più nessuno. Il divario fra il mondo politico italiano e il Paese è sempre più accentuato. Lo si vede dalle affluenze elettorali. Non a caso le priorità politiche sono totalmente estranee ai cittadini elettori.

            Su cosa discute, anche fisicamente, il nostro Parlamento? Sulla disoccupazione? No. Sulla povertà? No. Sui ritardi indegni per la ricostruzione dopo il terremoto di Amatrice? No. Sulla legge elettorale, forse? No. Di politica estera? E che cos’è?

            I problemi che appassionano politici, polemisti e politologici, attualmente, sono il fine vitae lo ius soli. Temi indubbiamente importanti, ma del tutto estranei ai cittadini, alla maggior parte dei quali non importa nulla di tali questioni.

            C’è solo una vaga ombra di preoccupazione per la legge che, tra ottobre e novembre, dovrà spremere altri miliardi dalle tasche dei cittadini. Si palleggiano la responsabilità di farla e di perdere altri consensi.

            Così, il Parlamento è claudicante, pletorico e vuoto di contenuti. Prossimo alla fine, arranca sulla necessità di tenere in piedi un governo fantoccio e nell’incapacità di dare al Paese una legge elettorale.

            Se i lumi per uscire da questa crisi estenuante li aspettiamo da Casaleggio jr. e da Grillo,siamo davvero alla fine della corsa.

            Ben altre, comunque, sono le questioni importanti, anche perché si tratta di accadimenti lontani da noi mai cui effetti comunque c’interessano direttamente.

            Ne cito solo due: il salvataggio delle banche venete e il rialzo dei tassi d’interesse deciso dalla FED.

            Quadrare il cerchio delle banche venetenon saràfacile. BancaIntesa si prende il meglio, pagandolo un euro simbolico. Fa un affare. Il resto, la mondezza, se la prende lo Stato, cioè noi.  Però, così, salviamo tutti: risparmiatori, investitori, obbligazionisti di primo e secondo pelo e così via.  Sembra semplice, ma non lo è ed è molto costoso.  Il governo ha fatto un decreto che ora il Parlamento dovrà approvare. Ma non finirà così, perché dietro ci sono le ombre della Popolare di Genova, del Monte dei Paschi, delle banche toscane. Per un governo di centrosinistra salvare le banche con i soldi dei contribuenti è proprio una gran bella cosa. Sa di capitalismo stantio, pre-grande crisi del ‘29. La scusa è che così si salvano i correntisti ma non è vero: si salvano solo i truffatori.

            Quanto Il rialzo dei tassi d’interesse americani, questo si riverbera immediatamente sui tassi europei, sulla BCE, sul nostro debito pubblico e sullo spread. Nessuno ne parla, un po’ perché non ci capiscono nulla, un po’ perché si rischia di fare gli uccelli del malaugurio. Cosa ne pensano i nostri vari leaders, dalla destra alla sinistra, nel vuoto della loro ignoranza?

            Infine, c’è un rilancio europeo in corso, specie se, come sembra, a settembre, la Merkel sarà riconfermata dal suo elettorato. Il rilancio comporta una politica diversa e nuova, inevitabili spese, soprattutto se si affronta, finalmente, il tema della difesa comune. Altro che immaginare due monete oppure uscire dall’euro!

            Il “sovranismo” scompare nell’incapacità del Paese, dopo un anno, di sgombrare le macerie di Amatrice. Sovranità su che, sul nulla? Lega e Fratelli d’Italia dovrebbero fare ammenda delle molte sciocchezze dette. Cosa pensa, si fa per dire, 5 Stelle? E tutti gli altri?

            C’è un deserto d’idee, dove pascolano solo i cammelli dell’ignoranza, in attesa di qualche predone di turno.

            A Trapani, neanche i predoni si sono visti, perché i cammelli erano spariti. Se continua così, fra reboanti stupidaggini e patetiche rivisitazioni del passato, avremo un regime prefettizio di lunga durata. Gentiloni, come prefetto, va benissimo. D’altro canto, il nostro è uno strano Paese: altrove, i governi cadono per debolezza, sfiduciati del Parlamento. Da noi è il contrario. Più il governo è debole,più regge il Parlamento.

 

 

Roma, 26 giugno 2017.

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