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La nausea

E' trascorso un anno dal terremoto in Italia centrale e dalle grandi proclamazioni politiche conseguenti: le casette subito, miliardi pronti, un Commissario straordinario, progetti enormi, tipo Casa Italia, andirivieni di Sindaci e di Ministri e del Presidente della Repubblica, codazzi di telecronisti all'assalto di dichiarazioni insulse sulle quali tessere dibattiti inconcludenti. A un anno di distanza, le casette sono arrivate, in minimo numero, gli sfollati restano, le macerie non sono state sgombrate, il Commissario straordinario se ne va, di Casa Italia non parla più nessuno.

 

 

 Nel frattempo, c'è stato di tutto:

 la gelata invernale, con il disastro di Rigopiano, in Abruzzo, che ha palesato insufficienze ed incapacità generali;

  • il caldo, che ha ridotto i laghi, prosciugato i fiumi e reso precario l'approvvigionamento d'acqua potabile, almeno nelle grandi città;

  • la siccità, che imperversa da mesi, ha dimezzato le produzioni agricole. Pagheremo ortaggi e frutta a peso d'oro, quest'autunno;

  • gli incendi, al 90% dolosi, accesi da cretini e da mafiosi, che hanno devastato mezzo Paese. Con le prime piogge autunnali i terreni, non trattenuti dalle radici degli alberi ormai bruciati, scivoleranno in basso, provocando valanghe, alluvioni e disastri;

  • il terremoto ad Ischia e dintorni: altri crolli, altri morti. Ma non è finita, perché il Vesuvio brontola ed a Pozzuoli crescono le fumarole, per cui tutta l'area del golfo di Napoli è a rischio. Ci manca solo una bella eruzione;

  • attentati terroristici in vari Paesi europei dove sono morti  molti Italiani.

                        In compenso, si fa per dire, c'è un profluvio d'inchieste giudiziarie (che lasciano il tempo che trovano), un'ossessionante pietismo straccione alimentato dai guru della televisione, le solite polemiche squallide fra politicanti da strapazzo, tipo, “io l'avevo detto.” “No, tu l'avevi negato” e così via. Il nulla avvolge questo Paese che sta perdendo il senso della propria identità, della propria cultura, del diritto ad assere governato come Dio comanda.

            Ad ogni sciagura, si scopre che le tubature dell'acqua perdono, che il controllo della stabilità dei ponti non si fa, che le abitazioni e gli edifici pubblici, quando non sono abusivi, non sono a norma, che i boschi ed i parchi non hanno personale adeguato, che i materiali utilizzati per le costruzioni non sono quelli prescritti, che la manutenzione è carente e che il Paese tira a campare, se va bene, come nel Medioevo.

            Ad ogni sciagura, le prefiche di turno si strappano i capelli, giurano che faranno di tutto perché non succeda più, che si faranno investimenti per risolvere i problemi con leggi chiare e rigorose. Tutte menzogne. I soldi non ci sono, le leggi sono pessime, i politici parlano solo per essere rieletti, le loro promesse sono false. Solo, mestissimo, il Mattarella fa le sue apparizioni funebri per assicurare: “Lo Stato è con voi.”

            Quale Stato? Quello degli appalti truccati, degli affari sporchi, delle collusioni mafiose? In questo Paese, diciamolo, pure, tutto è abusivo, dal Parlamento ai Sindaci, dai Presidenti delle Regioni agli Assessori che a Roma vanno e vengono come in un bagno pubblico. Fra Trump e la Raggi ci deve essere un rapporto di complicità intellettuale.

            Sono note da decenni le complicità fra le autorità locali e l'abusivismo. Lo dimostrano gli innumerevoli tentativi di lottizzare i terreni dolosamente incendiati, le ricorrenti proposte di sanatoria edilizia, l'opposizione alle demolizioni, il fantasma del “libretto” per la casa, che ogni tanto si agita per  impaurire i proprietari degli edifici.

            Speculazione ed abusivismo hanno fatto grandi molti patrimoni, non certo il nostro Paese. Per costruire ci vogliono permessi, autorizzazioni, verifiche. L'abitabilità è un requisito necessario. Chi ha dato questi permessi? Chi ha controllato e come? Se i controlli non sono stati fatti, chi è  responsabile?

            E' facile fare di tutt'erba un fascio, e non è neppure giusto, ma, in realtà, chi è senza peccato alzi la mano.

            Ho la nausea di questo Paese che si raccoglie solo per commemorare e non per protestare, per piangere morti innocenti e non per dannare i colpevoli.

            Ho la nausea delle raccolte di fondi non utilizzati che vanno a finire non si sa dove, dei roboanti proclami cui segue il nulla, di una sanità dove si muore aspettando ore nei pronto soccorso, delle affermazioni dei politici che scatenano polemiche da osteria fra i cosiddetti nostri rappresentanti del popolo, rozzi, ignoranti, e incapaci.

            Ho la nausea dei giornalisti e e dei commentatori televisivi di regime, un po' scamiciati, perché sono democratici, un po' supponenti, perché sono ben pagati, servili con i potenti e comprensivi con i cafoni, un occhio al padrone e al portafoglio ed uno all'audience.

            Ho la nausea di un Paese che non trova il coraggio di sbattere fuori a calci nel sedere una banda di parolai impotenti. Basterebbe fare bum e crollerebbe tutto, come un castello di carte.

            Chi lo fa? Non lo fa nessuno perché siamo tutti avviliti e depressi, contiamo l'oggi e dimentichiamo il domani. Ma un Paese che non costruisce oggi il proprio futuro rischia di non averlo più.

 

 

Roma, 24 agosto 2017.

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