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Rigurgiti di grandeur

 

La grandeur francese di Macron passa attraverso il 23% dei consensi ottenuti dall'ex funzionario della Banca Rothschild alle ultime elezioni. Ha avuto il merito di spazzare il vecchio sistema politico francese ma, pulito il Paese, è rimasto il vuoto.

            Macron non ha alcuna esperienza né politica né diplomatica. Poco male, noi abbiamo Alfano e Renzi. Ha cominciato con il dire che, in fondo, se Bashar Assad resta a Damasco non è la fine del mondo. Poi ha espresso simpatia per le opinioni (si fa per dire) dell'amico Trump, di cui condivide l'ignoranza del mondo.Infine, sulla ben nota questione degli emigranti, oltre a chiudere, rafforzandola, la porta della frontiera italo-francese, se ne è uscito con le solite sciocchezze sugli emigranti buoni (perché politicamente perseguitati) e cattivi (perché affamati), propugnando interventi decisivi in Africa.

            Vale la pena di ricordare che Parigi ha truppe in Ciad, in Niger, in Mali e financo in Algeria, che ben si guardano dall'intervenire per bloccare gli esodi da quei Paesi verso il Mediterraneo. Se volesse, Macron potrebbe farlo senza difficoltà ma, in realtà, non gliene frega nulla.

            Il vicino italiano è un vicino scomodo, chiacchierone, incapace, velleitario. Basta una pacca sulle spalle per accontentarlo. Se poi lo si riceve all'Eliseo, va in brodo di giuggiole. Parigi è sempre Parigi.

            Quanto alla Libia, che è a un passo dalle nostre coste e non alle loro, va ricordato che il pasticcio Gheddafi fu provocato da Francia ed Inghilterra dopo che Berlusconi aveva firmato accordi molto importanti con il leader libico, che stava sullo stomaco a Londra e a Parigi. Ustica insegni.

            L'Italia, perenne cireneo della politica mediterranea, da qualche tempo è stata incaricata dalle Nazioni Unite di fare qualcosa per il nuovo leader libico prescelto, Carraj, emerso fra una decina di capibanda del momento. In un certo senso, ci è stata assegnata una sia pur cautissima funzione di mentorship sulla situazione libica e così abbiamo riconosciuto il governo Carraj, inviato un ospedale militare e contingenti e risorse vari. Insomma, siamo piuttosto impegnati in Libia.

            Si tratta di una funzione molto delicata, dovendo mediare fra un governo diretto dal Generale Haftar, uomo con un esercito forte, protetto dall'Egitto, e quello di Carraj, che non ha un esercito. Haftar si è schierato con l'Arabia Saudita nella crociata anti sciita, appoggiata da Trump durante la sua famosa visita a Gedda. Quindi, Haftar, indirettamente, è un alleato degli Stati Uniti, anche se questi hanno sponsorizzato la decisione dell'Onu a favore di Carraj.

            In vena di protagonismo, Macron convoca a Parigi sia Carraj sia Haftar per propore la sua mediazione ed accordi di cooperazione, sempre al fine, s'intende, di ristabilire pienamente la sovranità libica. Naturalmente, l'Italia non è invitata, ma tanto, siamo così buoni amici che la scortesia passa con un buffetto sulle spalle.

            Macron promette d'intervenire in Libia subito, entro luglio, no, entro agosto, no, forse in autunno. Promette e smentisce, come i venditori di tappeti con i quali colloquia. Ma la Francia è la Francia, mica l'Italia, che ha il peso di tutta l'emigrazione irrefrenabile che passa per la Libia.

            L'Italia non è affidabile, per Macron. Non è affidabile al punto che la Fincantieri, che dovrebbe divenire la proprietaria dei cantieri navali di St, Nazaire, non gli da nessuna fiducia. Meglio nazionalizzare i cantieri francesi, rimangiandosi gli accordi fatti a suoi tempo dal Presidente Hollande.

            Come esordio del nuovo, non c'è che dire: non manca nulla: incapacità politica, arroganza diplomatica, statalismo a tutte vele, nostalgie golliste. Forse potrà accontentare la Le Pen, ma è certamente un vicino molto scomodo. Che farà l'Italia?

            Qui non si tratta solo di sgarbi diplomatici ma d'interessi economici. Quando la Banca Nazionale del Lavoro è diventata francese, come tutte le grandi reti di distribuzione agro alimentari italiane, a Roma nessuno ha mosso un dito. Anzi, erano tutti contenti. Questa sì che era Europa!

            Gli sciocchi e codardi reggitori della nostra cosa pubblica hanno visto in Macron il Renzi francese, la risposta ai populismi temuti. Eccola, la risposta, dopo qualche mese: schiaffi e presunzioni imperiali. Se l'Europa è questa, dispiace dirlo, meglio soli.

            Il nostro Consiglio dei Ministri ha varato un intervento navale di coordinamento con i guardacoste libici, forniti da noi, con personale addestrato da noi, per pattugliare il mare territoriale libico (12 o 50 miglia? Nessuno lo sa più.) Prevediamo interventi hot-spot nel territorio libico, proprio come Macron. Ci faremo la concorrenza a chi paga di più?

            La nostra politica estera non è mai stata né intelligente né lungimirante, troppo conscia delle debolezze politiche interne. Ma c'è un limite a tutto, anche all'immobilismo. La palla al piede dell'immigrazione ci rende fragili ed impotenti, ad esclusivo vantaggio altrui.      La questione libica è troppo importante per noi per far finta di niente, inviando la nostra squadra navale in acque libiche, come se Macron e le sue esternazioni diplomatiche non esistessero.

            E' buona cosa non rispondere alle provocazioni ma ogni tanto, qualche bacchettata va data, con buona pace dei buonisti.

 

Roma, 28 luglio 20017.

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