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Bere vino non fa male!

 

I possibili benefici del resveratrolo e di altri antiossidanti hanno spinto per molto tempo a spiegare con il consumo abituale di vino rosso anche il cosiddetto «paradosso francese», quello per cui le popolazioni d’oltralpe, nonostante l’abbondanza di burro e formaggi sulla loro tavola, soffrissero di infarto meno di altri.

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, non esiste un consumo sicuro che non possa fare alcun male né tantomeno che il consumo faccia male: dipende dallo stato generale del soggetto, infatti muoiono gli astemi di cancro come quelli che bevono vino, ma ci sono tantissimi esempi soprattutto nelle zone di grande produzione vinicola nelle quali gli agricoltori in particolare bevono dal mattino alla sera e muoiono oltre gli ottant’anni. È stabilito dalla scienza che il vino non uccide (se bevuto in quantità logiche) a diversità dello smog che uccide di cancro ai polmoni milioni di persone all’anno. Aggiungiamo poi il fatto che dipende molto dalla gradazione del vino: un lambrusco di Modena che non fa più di 7° è diverso da un Primitivo di Puglia che ne fa 16°. Poi c’è da considerare anche la quantità di “solfiti” che vengono aggiunti a volte in modo sproporzionato: quelli si che fanno male. La legge dice solo di citare in etichetta che il vino contiene solfiti, ma non ne obbliga a segnalare la percentuale e questa è una grave lacuna, ma rovinerebbe il mercato di quelli che il vino non lo fanno con l’uva! Sic.. L’esempio più pratico alla resilienza al vino senza danni accessori (non all’alcool in generale) sta nel fatto che vi sono persone che con un cucchiaio di vino si sentono storditi, altri che con una bottiglia a pasto sono perfettamente sobri (ma non possono guidare l’auto): come si spiega il fatto? Semplice: non siamo tutti uguali. Si può decidere di bere responsabilmente, per il piacere che ne deriva, per i valori culturali e conviviali che si associano a questa abitudine, ma senza pensare che possa essere in alcun modo un pericolo per la propria salute. Secondo voi è meglio una boccata di scappamento al semaforo in città o un bicchier di vino? Qual è delle due cose che nuoce alla salute?

Anche un recente studio pubblicato sulla rivista medica più importante del mondo, The Lancet, ha mostrato che i limiti consigliati dalla maggior parte delle linee guida sono poco troppo tolleranti: secondo un’indagine condotta su quasi 600 mila persone (non è spiegato come hanno fatto ne quali erano i parametri), solo sotto i 100 grammi di alcol la settimana (corrispondenti a molto meno di un bicchiere di vino o una lattina di birra al giorno) non si trova un aumento della mortalità totale rispetto a chi non beve nemmeno quelli. Ma sono statistiche come quelle del pollo! Siamo in due con tre polli, per la statistica ne abbiamo mangiato uno e mezzo a testa! Mah!?

Ma se dalle possibili cause di morte si toglie l’infarto, su cui l’alcol potrebbe avere semmai un leggerissimo ruolo protettivo, non si riconosce più nessuna soglia di sicurezza: il rischio di cancro, ictus e altre malattie cardiovascolari importanti aumenta in proporzione a quanto si beve?. Certo, per chi beve poco e occasionalmente, l’incremento di mortalità è minimo, ma sempre superiore a chi è proprio astemio, muore da cancro da smog, ma non da vino. Ovviamente ubriacarsi non è una cosa intelligente, così come mischiare bevande alcooliche con farmaci, così come consumare superalcolici. Per noi italiani che abbiamo una cultura del vino, e per cui il bere in compagnia ha un valore aggiunto importante (senza tenere conto degli ingenti interessi economici che girano intorno a questo settore) non è facile pensare e demonizzare il vino o accettare teorie scientifiche basate su calcoli della probabilità.

Dopo decenni di prove scientifiche raccolte da autorevoli ricercatori di tutto il mondo, non ci sono dubbi: bere solo vino non fa male! Solo le cosiddette “mischiette” ossia vino, grappa, wisky, wodka abbinata con fumo e aspirina e coca cola che sono “mortali”: ma questo atteggiamento è da persone irresponsabili (che non dovrebbero fa parte delle statistiche), il contadino difatti non lo fa! È  bene cercare comunque di ridurre il più possibile la quantità di alcol la gradazione delle bevande e di conseguenza la quantità. Solo questo, che corrisponde al contenuto di alcol, conta ai fini dei rischi per la salute, non la qualità o il prezzo di quel che si versa nel bicchiere.

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