Ubo sguardo sul futuro

 

Siamo in guerra contro un nemico insidioso che ancora non conosciamo bene, ma uccide. Dilaga dovunque e l’Italia è una fortezza assediata.

            Sono finiti i patriottismi e le contese delle zone rosse, gialle o delle aree esenti. La decisione del Governo di estendere a tutto il Paese regole rigidissime è la riprova dell’entità del pericolo e della necessità di una guida ferma per affrontare questa epidemia.        Dopo molte incertezze e qualche passo falso, il governo s’è mosso. Forse troppo tardi, ma il caso era imprevedibile. Se il governo, ora, come hanno chiesto oggi il governatore della Lombardiae 12 sindaci lombardi e come insiste la Destra, dinanzi all’incalzare della crisi e all’impotenza delle strutture sanitarie, deciderà di fermare il Paese, come ultima e disperata soluzione di emergenza (solo farmacie e alimentari aperti), vorrà dire che dopo non c’è piùnient’altro da fare.Se poi dovessero saltare anche i trasporti …..

            Ad oggi le città sono vuote e la gente ha paura. Sono finite le polemiche, stupide come sempre, i distinguo, i contrasti politici. Certo, emerge solo il governo e l’opposizione è nell’ombra: di qui il contrasto sulla nomina d’un Commissario straordinario all’emergenza. La Destra insiste e fa il nome di Bertolaso. Il governo nicchia e non decide.Però, abbiamo una barca sola e ci dobbiamo salvare tutti. Poi faremo la conta dei danni del disastro economico che si sta abbattendo sul Paese.

            Sappiamo poco o nulla di questo virus. Potrebbe essere una mutazione dell’aviaria o della peste suina o, financo della spagnola che uccise decine di milioni di persone agli inizi del secolo scorso.  Potrebbe essere anche un’altra cosa, mutata o mutante per quel tanto che basta ad essere per ora imprendibile. La spagnola procedette per un biennio in tre ondate successive. La peste nera passò e ripassò più volte sulle aree devastate per completare l’opera. Dobbiamo attenderci di tutto.

            La scienza umana in questi ultimi decenni ha fatto dei passi avanti incredibili. Abbiamo fiducia nella scienza, ma l’imponderabile è sempre davanti a noi. Intanto, l’epidemia avanza e uccide. Non c’è difesa diversa dal crearle il vuoto davanti, una difesa antica quanto il mondo ma che ha salvato l’umanità: l’isolamento.Lo slogan restate in casa, ripetuto in modo quasi ossessivo, è come le sirene d’allarme premonitrici degli attacchi aerei. Restiamo in casa.

            Quando sarà finita (già, quando finirà?) ci porremo tutte quelle domande che ora sono inutili. Non so se, dopo, avremo il tempo o la possibilità di darci risposte soddisfacenti. Sarà cambiato tutto e si dovrà ricominciare da capo. Seppelliti i morti, ci saranno un Paese da ricostruire e un’Europa da riconsiderare.

            Non facciamoci illusioni. Il mondo che conoscevamo sino a venti giorni fa, è finito. Non vorrei essere profeta di sventura ma questa crisi improvvisa e per molti fatale ci costringe tutti ad essere seri, a fare la fila, a non socializzare, a vivere in famiglia, se ne hanno una, a concentrarsi sull’essere e non sull’apparire. È una svolta epocale, non un episodio contingente.

            Gettiamo uno sguardo sul futuro, tanto per consolarci.

            Chiusa in casa, che farà la gente? Seguiranno la TV, in poltrona, per sapere come va, ma poi si annoieranno tutto il giorno.  I programmi d‘intrattenimento, in realtà, sono di una noia e di una ripetitività mortale. Il giornale: chi uscirà per comprarlo? Altro che crisi della stampa! Giocheranno a carte? E con chi? Con la moglie ritrovata e il nonno o la nonna sopravvissuti? Forse, questo ritorno a casa, favorirà le famiglie. E i figli, avvezzi ai giochi, alle discoteche, al bar, alle amicizie, anche pericolose, chi li tiene? Sarà il trionfo, l’apoteosi del telefono, delle chat, dell’e-mail. Alla fine (orrore!) forse si tornerà a leggere un libro.

            Cambierà, ad esempio, il nostro modo di lavorare. Una volta apprezzate l’utilità e la comodità del telelavoro, standoin casa in pigiama e con la macchina in parcheggio, chi vorrà tornare nel traffico urbano e percorrere quei venti minuti, almeno, nella bolgia di ieri, con l’angoscia, una volta arrivati, di essere in ritardo e di non trovare il posto per fermarsi? Il miglioramento dell’inquinamento (i cieli di Pechino, oggi, sono azzurri, come quelli di Milano, altro che polveri sottili!), ci costringeranno a perseverare nel nuovo, oggi obbligato, ma sempre più apprezzato per i vantaggi che offre. Questa potrebbe essere una rivoluzione urbanistica che spingerà a un decentramento importante. Con il telelavoro si può essere occupati a Milano e vivere e lavorare a Palermo.

            La scuola e l’università non potranno sottrarsi al destino che le aspetta. Forse, la vera riforma la farà il contagio, non il Ministero.Addio a quello stupido numero chiuso per cui oggi non ci sono medici a sufficienza. La creazione di piattaforme telematiche di studio potrà operare a due livelli, per l’insegnamento nelle scuole secondarie e per le università. Il temuto affollamento nelle aule universitarie per la predisposizione di testi di ammissione non avrà più senso. Non occorrono aule immense, ma molti più strumenti telematici per l’apprendimento e gli esami a distanza. I gruppi di Whats Appsaranno le nuove scolaresche.

            Dal web si possono trarre molte opportunità per la formazione.

            Cambieranno radicalmente anche i rapporti sociali, compresi i “bagni di folla”, gli stupidi abbracci e baci con quasi sconosciuti, quell’allegra e futile frivolezza alimentata dalle comparsate in televisione, dalle oceaniche adunate di giovani beoti attratti dal cantante di turno, le folgoranti carriere dei presentatori, imbonitori di sciocchezze.

            L’inutilità dell’attuale Unione europea sarà palese a tutti. O l’Unione cambierà o non ci sarà più che una malinconica zona di libero scambio.

            Sì, sarà un mondo cupo, dove si dovrà lavorare per vivere e ricostruire un sistema  politico ed economico sano, non gestito da irresponsabili. Non è una bella prospettiva ma il livello d’irresponsabilità cui sono giunti gli Italiani è tale che, diceva stamane la Governatrice della Calabria, l’altra nottesono arrivati in Regione ottanta autobus dalle zone contagiate del nord e solo un quinto dei passeggeri ha registrato il suo ritorno nella terra d’origine. Una bella bomba per diffondere il contagio anche in aree che ne erano quasi rimaste fuori.

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