La vera priorità europea


In tempo d’epidemia è difficile trovare un argomento diverso. Quando sono in gioco le nostre vite, che di questo si tratta, tutto il resto diventa secondario. Le questioni che credevamo importanti si guardano con occhi diversi, come se le vedessimo da un altro pianeta. Il virus ci dissocia dalla realtà virtuale per ricondurci alla realtà fisica. Avremmo tutti preferito che così non fosse, ma non abbiamo scelta e questa impotenza collettiva è una grande sfida al nostro orgoglio e alla nostra presunzione. Credevamo d’essere padroni del mondo e, invece, siamo estremamente fragili se una miserabile entità senza vita ha messo in forse il nostro apparato mentale e sociale. Un nulla capace di distruggere tutto.

Le domande che ci facciamo sono sempre le stesse: quanto durerà? Siamo arrivati al “picco” o no? Oggi, quanti morti ci sono stati? Isolati, non ci sono risposte. Tutto è possibile e si vive nell’incertezza. Al massimo, c’interessa quello che succede agli altri. Ci hanno anche sfottuto e ora anche loro sono nelle piste, come noi, peggio di noi.

Non tutti, però.A sentire le cronache, in Europa, c’è chi la pensa ancora diversamente.

Democraticamente è giusto esprimere opinioni diverse. Umanamente, in questo caso, è inaccettabile.È talmente inaccettabile che alla riunione dei Capi di Stato e di Governo il nostro Presidente del Consiglio ha detto: o ci date retta e procediamo assieme o noi facciamo per conto nostro.

È un’affermazione grave, la prima volta, forse, nella storia dell’Unione europea, che un rappresentante politico italiano punta i piedi.

Non è il ruggito del topo; anche Francia e Spagna ci hanno seguito. Quasi incredibile, considerata l’inaffidabilità di Macron e la sua germanofilia. D’altro canto, il destino della già Francia imperiale, se si distacca dall’asse franco tedesco, si riduce malinconicamente ad essere, com’è, solo un Paese mediterraneo.

Abbiamo bisogno di risorse per fronteggiare la devastazione economica del Paese, e non l’Italia soltanto. Seppelliti i morti, distrutta l’economia, per una ripresa ci vorranno anni e, intanto, come campa la gente?

Se i salari o gli stipendi o le parcelle non arrivano, si può tirare avanti un mese, due mesi, forse tre, stringendo la cinghia e attingendo ai propri risparmi, se ci sono. Se non ci sono? Comincio a capire perché negli Stati Uniti, al primo annuncio dell’emergenza da parte di Trump, la gente è corsa a svuotare i supermercati e i negozi di armi.

All’emergenza sanitaria comincia ad aggiungersi l’emergenza economica ma, attenzione, non parlo dell’impresa, ma delle famiglie.L’emergenza economica personale è drammatica perché, quando si ha fame, non c’è regola che valga.

Il Governo promette aiuti, contributi, esenzioni ma deve fare presto, perché se il denaro non arriva, arriva la rivolta.

I nostri partners europei sembra che non si rendano conto a che punto siamo arrivati e poco consola il fatto che, prima o poi, toccherà anche loro.

Per quanto, in questo momento, poco o nulla importi di questo gigante immobile che è l’Unione europea, sta di fatto che là dove ci sarebbe una presunzione di solidarietà, invece, c’è il vuoto. Posso capire l’egoismo del giorno per giorno, ma nella situazione attuale la posta in gioco è molto più alta degli egoismi nazionali. È in gioco l’unità europea e non vorrei che la nuova Presidente dell’Unione si trovasse in gramaglie a celebrare il funerale di una grande idea quale fu quella di Schumann, di Adenauer e di De Gasperi.

L’Italia chiede l’emissione di un grande prestito finanziario (gli euro bond), garantito dalla Banca europea.

La risposta è che c’è il Fondo salvatati e, quindi, non c’è bisogno di nuovi strumenti finanziari. Sembrerebbe una cosa logica, ma non lo è, nei fatti.

La Grecia fu costretta a piegarsi e fu amministrata con le regole previste a suo tempo per questi casi, con la famosa troika. L’economia greca fu amministrata da funzionari comunitari e non è stato un gran risultato. Il rigore va bene, se si è dissennati, ma non va bene se si ha fame.

In Italia siamo arrivati al paradosso che, in questo momento, gli unici a stare relativamente tranquilli sono i pensionati. Ma quanto durerà? In Grecia la troika decise di ridurre drasticamente l’assegno pensionistico, ma non c’era in agguato la morte per epidemia.I nostri morti, in una solitudine disperata, senza neppure poter stringere la mano di una persona cara, se ne vanno, un numero fra migliaia. Restano gli altri a piangere e a fare il conto della spesa, finché sarà possibile farla.

Questo, nell’Europa dei Ventisette, non si capisce. Non ho nessuna idea su come finirà questa contesa, forse con il giochino dei rinvii e degli approfondimenti. Un’ipotesi molto pericolosa perché, se siamo seri (lo stesso Presidente della Repubblica è sceso in campo), stavolta è davvero la fine dell’Unione.

Qui non si tratta di essere stupidamente sovranisti. Siamo di fronte a un bivio: o la Comunità è una comunità d’intenti e di solidarietà, oppure è un inutile e costoso gravame.

Non c’è politica estera, non c’è politica economica, non c’è politica sociale, non c’è né una politica della difesa né una politica fiscale. E va bene, sono cose troppo difficili. Ma non c’è neppure solidarietà. Finché si trattava di prendere, andava tutto bene. Non si può solo prendere. Ora, è il momento di dare. Questa è la vera priorità europea.


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