Dalla Bellagamba alla bella coscia


La Befana non porta novità. Dalla sua calza pendono decreti, uno appresso all’altro, confusi, contraddittori, inspiegabili. Decreti di divieto e di debito. I cittadini obbediscono, pazienti e remissivi. Mugugnano, ma non tanto quanto basterebbe ad accendere una rivolta. La pandemia ha spento carciofi, forconi e sardine.

Non ha spento le velleità di Renzi, l’uomo intelligente del mazzo. Sveglio e capace, arrivista e chiacchierone, è l’unico che abbia le idee chiare. Nel governo attuale, dove non brillano né cultura né intelligenza, ma solo dissidi, la prospettiva della crisi è imminente. Una crisi sarebbe fatale per l’attuale sistema politico. Le elezioni cancellerebbero una situazione anomala, ma sarebbero soprattutto esiziali per il Paese.

Allora, poiché una crisi è impossibile, si parla di un rimpasto. Nel rimpasto il maestro degli intrighi è Renzi. Ha facile gioco: il ricatto è la sua vocazione. Tiene sospeso il governo su un filo. In fondo l’ha creato lui, quando ha convinto Zingaretti ad accoppiarsi con 5Stelle. Ora, Conte n. 2 o n. 3, non importa, il vero presidente del Consiglio è lui.

Si farà il rimpasto? Se si farà, lo decide lui. Già si parla di un Renzi al Ministero degli Esteri, della Boschi, ma guarda un po’, al Recovery Fund (un netto miglioramento estetico-governativo), di un Guerrini alla Difesa. Così, il cerchio del potere vero è chiuso. All’Economia no: un settore troppo difficile e troppo inguaiato.

Dagli una mano (la gamba) e si prenderà prima il braccio (la coscia, con la Boschi) e poi tutto il resto.

E il povero Di Maio? come un oggetto inutile agli Interni. Se l’è vista con gli Ambasciatori, inutilmente. Se la vedrà con i Prefetti, altrettanto inutilmente. Quanto più importante è la carica tanto più facilmente sarà evidente l’incapacità del Ministro. Così distrugge pure lui. E i 5Stelle saranno serviti: pompa tanta ed effetti nulli.

A ben vedere ciò che interessa al Movimento è il potere. Che sia verde o giallo o magari bluil colore con cui accoppiarsi, non ha importanza. Al potere ci devono stare. Chi li regge non è Grillo, ormai ridotto a una vignetta un po’ scema. Sono Casaleggio (non a caso, la digitalizzazione promessa gli andrebbe a pennello) e Conte, il Re Travicello, insidiato dal Renzi rampante. Renzi lo può ricattare, Conte non può ricattare nessuno.

Andiamo avanti su un terreno insidioso, costellato di morti e vivacizzato dai virologi che enfatizzano il vaccino, se pure con contraddizioni e distinguo, tanto il popolo beota, ora, non vota, e gli si può far digerire tutto.

In questo frangente, almeno a Capodanno, abbiamo visto che c’è un Presidente della Repubblica. Il suo discorso è bastato seguito da moltissima gente. Se la Costituzione gli ha assegnato un posto da primo notaio della Repubblica, sta di fatto che la gente ha una certa fiducia inlui. In questo clima di pugnali al buio e d’impotenza generalizzata, egli ha invocato l’unione degli Italiani (perbene, aggiungo, che sono tanti), per superare le difficoltà del momento. Purtroppo, sono parole di buon senso al vento.

Questo non è un “momento” difficile, è un lungo, lunghissimo periodo di disagio economico, di rivoluzione sociale, accompagnato da un governo inesistente e rissoso, fatto da uomini beceri e ignoranti che un voto popolare di protesta, anni fa, ha innalzato ai vertici del potere. Una situazione sciagurata. Non basta più il buon senso, signor Presidente. Ci vorrebbero elezioni, anche se il momento è il meno opportuno, non certo un rimpasto alla renziana. Roba riscaldata e indigeribile che neanche il giorno dopo Capodanno si mette più in tavola, perché non la mangia nessuno.

Per fare l’ingegnere occorrono almeno sei anni di studi universitari, qualche specializzazione e poi esperienza, per fare il medico dai sei ai dodici anni, per fare l’avvocato o il notaio altri lunghi anni di studio e concorsi, anche per fare i lestofanti occorre esperienza.

Per governare il Paese no, basta un pugno di voti. Non sono necessarie istruzione, cultura, conoscenze linguistiche, professionalità. Il primo sprovveduto raccolto per strada può andare a fare il Ministro e decidere per tutti gli altri. Non è democrazia, questa, è lestofantocrazia.

Non è accettabile che il governo si regga solo se si dà soddisfazione a Renzi procedendo a un rimpasto. A un anno di distanza dalla prossima scadenza elettorale c’è ancora Zingaretti che propone un patto di governo! Sembra fuori dal mondo. In realtà stanno tutti in piedi solo perché c’è la possibilità di spartirsi il bottino. Ed è lì che vuole entrare Renzi, altrimenti va tutto a ramengo. Altro che carità di patria!

Se questa è politica, signor Presidente, quelli che non votano più hanno ragione da vendere.