Deficit di rivoluzione


Uno a settimana, esce un DPCM, come il bollettino dei fallimenti. Cambia il tempo, viene l’autunno, ci si avvia all’inverno, ma nulla cambia. Impera il vuoto, temperato da involontario e sciatto umorismo. Se c’è un movimento trasversale comune è quello contro il Governo. Ce l’ha fatta a mettersi tutti contro. Mica facile, ma c’è riuscito, a furia di fare alcune pensate cretine, baloccandosi con i monopattini e i tavolini a rotelle. E la bestia si solleva. La bestia è la gente, irritata, preoccupata, diffidente e delusa. Per carità, non vogliamo la violenza, ma prendere a calci qualcuno e rispedirlo da dove è venuto, sarebbe necessario. Non abbiamo fatto la Rivoluzione francese. Troppo lontana. Non abbiamo fatto quella russa. Eravamo impegnati in una guerra mondiale. Non abbiamo neppure fatto quella fascista, perché non si fanno le rivoluzioni per decreto del Re. Forse, è venuto il momento di farne una sul serio. La gente non ne può più. Un filo rosso di protesta e di rivolta attraversa il Paese, a Milano, Napoli, Torino, Lecce, Treviso, Roma e Catania. Non vuole rovesciare un governo che non c’è e proclamare la dittatura del proletariato o dei colonnelli. Reclama la libertà di socialità, non di movida. Reclama la dittatura del buon senso, che è andato a farsi benedire. Forse, nella nuova infornata cardinalizia, il Papa ha perso una buona occasione, poteva farlo Cardinale, il buon senso, con lo zucchetto rosso almeno si sapeva dove trovarlo. L’opposizione blatera, e stavolta ha ragione. Per il governo non esiste. Basta telefonare un’ora prima della firma del DPCM per informarli che c’è un nuovo decreto, e la collaborazione finisce qui. Alla faccia della collaborazione e del dobbiamo essere tutti uniti! Con chi, con il vuoto?Le Regioni contro il Governo, animate dal Presidente della Conferenza Stato-Regioni che, guarda caso, è il Presidente della Regione Emilia-Romagna, Bonaccini, del PD. I Sindaci sono in ebollizione. Devono salvaguardare l’ordine pubblico con i vigili urbani, mentre il controllo del suddetto ordine pubblico spetta ai Prefetti che dipendono dal Ministero dell’Interno. Le Province? Sono mezze sparite. Abolite ma vivono, e sì che sono il nerbo vero delle Regioni. Un capolavoro di stupidaggine iconoclasta, come l’abolizione degli ospedali territoriali locali. Via le Province! Poi, ci si accorge che sarebbero indispensabili. Però si lasciano nel limbo. I Sindacati sono contro il Governo. Come si fa a mettere sul lastrico decine di migliaia di piccole imprese con norme assurde, solo perché si è convinti che il virus sia nottambulo e la mobilità dopo le 18.00 perniciosa? Solo degli sprovveduti possono pensarlo. In cambio, teniamo aperti i musei, tanto lì non c’è affollamento. La cultura, in senso lato, è contro il Governo. Il Ministro responsabile, l’ineffabile Franceschini, la “mente” del PD, sostiene che chiudere alle 18.00 gli esercizi pubblici evita l’affollamento. Fa l’assessore al traffico, invece di fare il Ministro. Le strade sono vuote, le città deserte, i negozi chiusi. Così muore un Paese. La gente si scansa se la incontri, tutti sono sfiduciati. L’unico a non essere sfiduciato è il Governo. Inalterabile, come la cravatta e la pochette di Conte. Anzi, ci si rallegra, perché, come dice Zingaretti, che un buono, adesso Il Governo può veleggiare tranquillo almeno fino a Natale. Una testa fina, non c’è dire. Richiama all’ordine anche Renzi che, purtroppo, è un intelligente che capisce subito dove tira il vento della sua convenienza. Vogliamo parlare della scuola? Se c’era un provvedimento serio da adottare era quello di fornire a tutte le famiglie degli studenti, in caso di necessità, un computer e una stampante. Come si fa la didattica a distanza, se la rete non regge, se non c’è Internet e manca l’equipaggiamento necessario? Si parla tanto di digitalizzazione e poi, i ragazzi devono far comprare gli attrezzi al padre o alla madre? E se questi non possono? Il fatto è che i Governo è rimasto a carta, penna e calamaio (e gran parte degli insegnanti pure) mentre il mondo va a computer, rete e stampanti. Sui trasporti, poi, continua un silenzio imbarazzante. Il Governo s’impegnò a suo tempo su quelli mortuari, coinvolgendo l’esercito. Su quelli pubblici, non si sa cosa fare. Si studiano i flussi e si fanno le medie, così dice la responsabile dei trasporti. Ma la gente si ammassa nelle ore di punta e non ci sono medie che tengano. Basta prendere un treno regionale o una metropolitana. Quanto alla sanità, lasciamo stare. Se il contagio aumenta come sembra a ritmi esponenziali, torniamo al disastro di cinque mesi fa: ospedali pieni, cure intensive al collasso (i bandi per le relative attrezzature il Commissario Arcuri li ha lanciati solo nel corrente mese d’ottobre!), medicina territoriale inesistente, personale sanitario alle corde.

A proposito di corda e di rivoluzione sommersa, è meglio che non scriva quello che penso.

Roma, 27/10/2020

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