• Guglielmo di Burra

FINANZA E POTERE


Reduci da un anno fra i più travagliati della nostra storia, abbiamo la

consapevolezza, seppur tra mille difficoltà, di avercela fatta, di essere ancora in piedi. Nel

nuovo anno che è appena iniziato sarà importante esserci, consapevoli di avere ancora

occasioni per far sentire la nostra voce.

L’opinione pubblica, seppur brancolando, sta lentamente emergendo dal profondo

letargo in cui era stata immersa per decenni. Un grande osservatore della natura umana,

lo scrittore americano Mark Twain, una volta disse: “È più facile ingannare le persone che

convincerle che sono state ingannate”.

Le molteplici recenti manifestazioni messe in atto in tutta l’Europa, ma anche in altri

Paesi del mondo, ci indicano che questa consapevolezza sta emergendo e che segnerà

una svolta nella nostra storia.

Tuttavia, la vittoria - intesa come presa di coscienza - è tutt’altro che raggiunta e la

strada da percorrere sarà lunga.

Chi occupa il ruolo centrale e soprassiede a questo sconvolgimento globale?

Questa la domanda che molti si pongono ed a cui è giunto il tempo di trovare una risposta,

che non è cosa semplice.

Se si deve dar credito ai media “mainstream”, tutti gli eventi che da quasi 2 anni

stiamo vivendo sono puramente accidentali e chiunque veda in essi un atto volutamente

costruito, per non parlare di un piano concertato, non può che essere classificato come un

terribile cospiratore, un fomentatore, un nemico. Tuttavia, la quasi unanimità degli

argomenti trattati diventa tanto più sospetta in quanto si tratta sempre degli stessi fatti che

ci vengono presentati, un po’ come se “tutta la merce che troviamo nei vari mercati fosse

identica, fornita esclusivamente dallo stesso ed unico grossista”.

I media, quelli della carta stampata o delle emittenti televisive, una volta considerati

mezzi di informazione al servizio dei propri lettori o telespettatori, si sono

progressivamente trasformati in veri e propri strumenti di propaganda. Certo, quanto

avviene oggi non è del tutto nuovo, ma solleva comunque la domanda: “per conto di chi

stanno agendo?” Nel tempo, abbiamo assistito alla graduale spersonalizzazione degli

editorialisti. Sono rimasti in pochissimi (e questo a loro merito) quelli che osano ancora

sfidare l'istituto Doxa del bel pensiero universalizzato.

La prima operazione per prendere il controllo di un media da parte della finanza è

probabilmente quando lo statista inglese Alfred Milner , fin dal 1905, usò il quotidiano

britannico The Times per diffondere le proprie idee. Dopo averne preso la direzione della

linea editoriale nel 1912, il suo gruppo lo acquistò nel 1922.

Fu in quei primi anni del 1900 che i banchieri, dietro la creazione del Federal

Reserve System, conosciuto anche come Federal Reserve ed informalmente come la

FED, la Banca Centrale degli Stati Uniti d'America, iniziarono a prendere il controllo di un

certo numero di giornali americani. Da allora in poi, molti media hanno dovuto, attraverso

l’acquisizione di una quota di maggioranza nel loro capitale, alienare la loro libertà di

comunicazione alla “pressione amichevole” dei loro direttori.

Questi, i banchieri, all'indomani della crisi del 1907, richiesero l’istituzione di una

banca centrale, cosa che i cittadini americani non vollero.

Più tardi, sempre gli stessi, dopo avere (solo parzialmente) convinto il popolo

americano della necessità di una banca centrale, il 23 dicembre 1913, alle ore 23:30,

(proprio prima di Natale quando la maggior parte del Congresso era in vacanza) riuscirono

a creare la Banca Centrale degli Stati Uniti d'America, la Federal Reserve (FED), al

termine di una seduta particolarmente movimentata, perché alcuni senatori e

rappresentanti avevano ben percepito cosa si celava dietro l’apparenza. La FED, in realtà,

era una banca privata il cui capitale, all'inizio, era detenuto da circa 300 azionisti, tra

persone e banche (ugualmente private), che ne diventarono proprietari. Essi formarono un

"cartello" bancario internazionale di ricchezza senza confronto.

La Federal Reserve, avendo ottenuto, illegalmente, dal Congresso il potere di

stampare dollari (attraverso il Tesoro) senza alcun onere per se stessa, anche se la

Costituzione concedeva questo diritto esclusivo al popolo americano, aveva di fatto preso

il controllo della valuta americana. La FED, quindi, da allora, crea denaro dal nulla, e lo

presta attraverso le banche, caricando gli interessi sulla moneta. Inoltre, acquista anche i

debiti del Governo (obbligazioni) con il denaro stampato con una semplice pressa

tipografica (questo il costo dell'operazione) e carica gli interessi sui contribuenti degli Stati

Uniti.

Tutto quello che serviva per esercitare in maniera completa il potere monetario,

avvenne, poi, nel 1971, quando il dollaro perse la sua convertibilità in oro. Il dollaro, così,

divenuto moneta “fiat” (cioè non ancorata al prezzo di una materia prima come oro o

argento e quindi privo di valore intrinseco), poteva così essere creato dal nulla e finanziare

il debito pubblico americano senza limiti; cosa che fecero anche altre banche centrali,

come la Banca Centrale Europea (BCE), costruite sullo stesso modello americano.

Il dollaro, tuttavia, non era una valuta come le altre, poiché aveva un'ulteriore

prerogativa: era anche, a partire dagli accordi di Bretton Woods del 1944, la cosiddetta

valuta di “riserva internazionale” con la quale si effettuavano transazioni internazionali,

particolarmente il commercio del petrolio. Ovviamente, questo doppio status “intorbidiva”

le acque, consentendo alla finanza americana (e alle banche internazionali che

controllavano la Borsa di New York) di arricchirsi senza alcun limite, perché per soddisfare

la domanda era necessario creare sempre più dollari. E dato che questi dollari potevano

essere creati solo su richiesta del Tesoro degli Stati Uniti, hanno anche generato interesse

in proporzione…

La finanziarizzazione dell'economia internazionale, strettamente collegata al

processo di innovazione finanziaria avvenuto a partire dagli anni 1980, causa della rovina

crescente delle attività produttive, si è affermata dal 1971 come conseguenza

dell'abolizione delle parità fisse tra le monete e di altre norme di vigilanza monetaria che

erano state istituite nel 1944 a Bretton Woods. In quella conferenza monetaria

internazionale fu fondato il sistema che consentì "il miracolo economico" del dopoguerra,

di cui ne resta solo un cumulo di cenere.

L’intero pianeta, o quasi, è pertanto finito sotto il controllo della valuta americana.

Se a questo si aggiungono gli altri due pilastri della finanza globale che sono il Fondo

Monetario Internazionale (FMI), l’Istituzione internazionale, con sede a Washington, cui

partecipano 188 Paesi, che ha la finalità di promuovere la stabilità economica e

finanziaria, e la "Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo" con l'Agenzia

internazionale per lo sviluppo, ovvero la Banca Mondiale, sempre con sede a Washington,

otteniamo il sistema finanziario che gestisce il mondo.

La costante domanda per il biglietto verde nasce dal fatto che quasi tutte le risorse

del mondo sono quotate in questa divisa, situazione che ha portato negli anni ’70 alla

creazione del mercato dell’ “eurodollaro” (conti in dollari, aperti presso banche estere o

filiali estere di banche americane); un nuovo tipo di contrattazione, come potrebbe essere

l'euro, porterebbe alla fine del dollaro come valuta di riserva.

È abbastanza curioso registrare che nell’agosto 2019 le principali banche centrali

hanno previsto di “uccidere il dollaro”, progettando un cambiamento dell’attuale posizione

dominante di cui gode la moneta americana nei mercati internazionali. Alcuni lo

percepiscono come l’atto di avvio del cosiddetto “Grande Reset”: la proposta del World

Economic Forum (WEF) per ricostruire l'economia in modo sostenibile dopo la pandemia

di COVID-19, presentata nel maggio 2020 dal principe Carlo di Galles e dal direttore del

WEF, Klaus Schwab. Si pone, quindi, l'obiettivo di migliorare il capitalismo rendendo gli

investimenti maggiormente orientati al progresso sostenibile, finalizzato ad una crescita

verde, più intelligente e più equa.

Già duecento e passa anni fa, nel lontano 1815, al banchiere Nathan Rothschild fu

attribuita la frase: “Se stampo i biglietti, non mi interessa chi fa le leggi!” Questa profezia,

purtroppo, si è avverata giacché questo potere esorbitante è oggi concentrato nelle mani

di una sparuta minoranza che può permettersi quasi tutto.

Questi pochi, ma potenti, hanno capito subito che la debolezza delle democrazie

stava nella facilità di convincere, nonché di fuorviare, l’opinione pubblica e che era

determinante, per questo, controllare i vari mezzi di informazione. Infatti, quando si ha una

tale "arma" nelle mani, le cose diventano più facili.

E tra i vari mezzi per controllare queste opinioni ce n’era uno che aveva enormi

vantaggi: doveva essere in grado di suscitare grandi paure collettive. Questo clima di

paura si è progressivamente affermato negli ultimi decenni. Trascuriamo le grandi paure

che hanno terrorizzato l'umanità nei tempi passati e passiamo al XX secolo. Una vicenda

ebbe luogo in Francia nel 1946 e aveva come tema la disgregazione incontrollata degli

atomi, che generò anche un po’ di panico. In effetti, questi esperimenti hanno mostrato

chiaramente il potere di persuasione su una folla che i “mass media” possedevano.

Ma è soprattutto alla fine degli anni sessanta che si manifestano le grandi paure

planetarie, quali, ad esempio, gli effetti nocivi derivanti dal "buco dell’ozono" e dalle

"piogge acide", ampiamente posti in evidenza dai media. In generale, era necessario

accreditare l’idea che l’Uomo stesse distruggendo il pianeta su cui vive, per costituire un

principio che si trasforma gradualmente in un assioma immutabile.

La grande forza di coloro che si servono di queste paure risiede nel dar loro un

aspetto scientifico teso a stabilire la veridicità delle cause dei fenomeni in gioco, anche se

poi, con gli approfondimenti, le varie teorie ad esse connesse vacillano dal punto di vista

strettamente scientifico. L’importante è che la gente ci creda, almeno nella loro stragrande

maggioranza.

Per questo, l’aspetto scientifico, l'avallo di rinomate autorità nel campo della cultura,

la diffusione resa dai media unanimi, costituiscono gli strumenti essenziali di persuasione

delle masse. In passato, un evento riportato su un giornale non poteva che essere vero. E

questo accadeva spesso perché gli editori non volevano in alcun modo, per etica,

divulgare false notizie, ora denominate "fake news". Erano consentite solo deviazioni che

non modificassero il significato generale delle informazioni trasmesse. Attualmente non è

più la realtà il criterio, ma ciò che la gente pensa è la realtà. Gradualmente, siamo entrati

nell’era del “racconto di storie”.

Oggi, soprattutto tre minacce ci dominano e si alternano nelle notizie: il terrorismo

internazionale, il riscaldamento globale, la pandemia.

Il primo è caratterizzato da un enorme shock nell’opinione pubblica per l’orrore dei

metodi impiegati e lo stupore nel vedere persone innocenti perdere la vita senza alcun

motivo, unicamente per incutere terrore ed esercitare gravi intimidazioni sulle popolazioni.

Gli Stati, soprattutto quelli occidentali, sono stati costretti ad adottare varie misure per

arginare queste follie. Tali provvedimenti hanno comportato una serie di ricadute

finanziarie, non di poco conto, nel settore della sorveglianza e della sicurezza, in

particolare nei trasporti aerei. Un ulteriore business per la finanza speculativa; ma questo

è appena menzionato dai mezzi di comunicazione.

Poi c’è il riscaldamento globale. Che cos’è esattamente? Si prevede - a causa

dell'innalzamento generalizzato della temperatura terrestre - un riscaldamento catastrofico

che sconvolgerà ogni cosa sulla superficie del pianeta. Il ghiaccio che via via si scioglie,

sia quello dei monti che delle calotte polari, inghiottirà le terre emerse e alla fine spazzerà

via tutta la vita sulla terra. Un cataclisma.

La causa ? In pochi decenni, la concentrazione di anidride carbonica nell'atmosfera

è salita, da 3 particelle su diecimila, a 4. Ma su questo fenomeno, contrariamente a quanto

viene ampiamente diffuso dai maggiori mass media e che desta viva apprensione nelle

persone, molti scienziati sono di diverso avviso e non ne fanno un dramma. Costoro,

infatti, dicono che anche se le molecole di questo gas possono riemettere parte

dell’energia che catturano (effetto serra), tale quantità è ancora molto limitata ed è

impossibile che questo singolo fenomeno, ad esclusione di tutti gli altri, sia all’origine di

quello che viene chiamato “cambiamento climatico”. Tanto più che l’inferno prospettato

sembra abbastanza moderato perché, secondo le letture satellitari, la temperatura media

del pianeta è aumentata, in poco più di un secolo, soltanto di 1°C circa, e sembra

addirittura non aver subito aumenti da una quindicina d’anni.

Stando alle misurazioni dell’Osservatorio situato a Mauna Loa, sull'isola di Hawaii

(una struttura fondamentale per lo studio climatico mondiale), i livelli di anidride carbonica

hanno raggiunto un picco stagionale di 417,1 parti per milione (ppm) a maggio 2020, e il 2

giugno quel valore è aumentato a 417,9 ppm. Si tratta della più alta lettura mensile mai

registrata, come hanno tenuto a spiegare gli scienziati della NOAA e Scripps Institution of

Oceanography dell’Università della California di San Diego. Cosa significa questo dato?

Che nonostante il blocco economico di quel periodo, a seguito della pandemia da Covid-

19, le emissioni di ossido di carbonio hanno avuto comunque un incremento, anche in

assenza di attività umane. Dovrebbe destare stupore considerare che in quel frangente,

con l’economia mondiale ad un punto morto e i nostri spostamenti ridotti al minimo, le

emissioni di anidride carbonica non siano diminuite, bensì cresciute. Sarebbe interessante

conoscere cosa ne abbia dedotto la diciannovenne attivista svedese Greta Thunberg. La

salute del Globo è anch'essa affidata alle nuove cure che la Finanza globale sta

approntando.

Infine, c’è la pandemia in corso del virus SARS CoV-2. Cosa ricorderà la storia?

Probabilmente il numero dei morti ad essa attribuibili, come è stato sempre fatto con le

grandi epidemie. Lascio a chi legge il compito di ottenerne i numeri, e sarà d’accordo che,

rispetto all’attuale popolazione della Terra, poco meno di otto miliardi, questa epidemia,

assolutamente da non sottovalutare, sebbene abbia abbondantemente mietuto le sue

vittime è, almeno finora, una delle meno letali.

Tuttavia, l‘estrema drammatizzazione esaltata dall'assillante comunicazione a livello

planetario, dimostra che la paura che viene trasmessa è tale che le persone sono pronte

ad accettare qualsiasi privazione delle loro libertà in nome della loro sopravvivenza, anche

se, con le ampie misure messe in atto ed i dispositivi sanitari di cui si dispone, non sembra

essere realmente minacciata.

Anche la pandemia rappresenta una risorsa enorme per gli avvoltoi della Finanza.

Mentre il Covid-19 mette in ginocchio l'economia mondiale, i profitti miliardari delle Big

Pharma crescono a dismisura.

Abbiamo assistito, inermi, alle manovre speculative sulle merci, al crollo delle Borse

europee. Addirittura il fondo Bridgewater, ad esempio, sicuramente il più grande fondo

speculativo del mondo, tempo addietro, mentre tutti erano impegnati a combattere contro

la pandemia, ha pensato di guadagnarci sopra. E lo ha fatto alla grande, puntando miliardi

di dollari sul crollo delle borse europee e delle aziende quotate, ricorrendo alla tecnica

delle vendite allo scoperto, ossia vendendo titoli senza possederli, con l’impegno ad

acquistarli e consegnarli in una data futura prestabilita. Una speculazione che possiamo

definire "la festa delle borse". Di fronte all’insostenibilità del divario tra bolla speculativa ed

economia reale, è giunto il tempo per una riorganizzazione finanziaria mondiale.

Partita da una semplice furfantesca idea che consisteva nel creare moneta

contraffatta, alla quale è stata data la parvenza di quella vera, l’oligarchia finanziaria che si

proponeva di governare il mondo circa 150 anni fa, è quasi arrivata a destinazione.

Le tappe successive si sono avvicendate sotto i nostri occhi e chiunque si

interrogasse su queste vicende viene ostracizzato e gli viene impedito non solo di

parlarne, ma anche di pensare. Io per primo, spero di non apparire un matto sovversivo.

Non sono mancati negli anni, tuttavia, molti avvertimenti, provenienti anche da parte

di personalità della politica, che hanno influenzato il corso degli avvenimenti nel mondo, e

tanti altri, compresi giornalisti e redattori non assoggettati al potere. Ma non è servito a

nulla. La gente, stranamente, si è rifiutata di vedere ciò che realmente aveva davanti agli

occhi.

A tal riguardo Nathan Rothschild, nel suo libro “La storia delle banche centrali”, così

scriveva: “La minoranza che comprende il sistema sarà così interessata ai suoi profitti o

così dipendente dai suoi favori che non ci sarà mai opposizione da questa classe sociale”.

Resta adesso da vedere se il “Grande Reset”, che sembra giunto in una fase attiva,

segnerà la vittoria definitiva di questa "élite globalista", o se i popoli, in uno slancio

salvifico, sapranno spezzare le catene della sottomissione e ritrovare la via della libertà

che questa sparuta minoranza di squali della finanza e della speculazione intende

confiscare loro.

4 gennaio 2022