• Stelio W. Venceslai

Guerra di notizie indimostrabili



Al 26° giorno di guerra poche cose sono certe: la guerra che continua, con le sue devastazioni materiali, le stragi di civili e l’esodo della popolazione ucraina, nessuna città importante è stata ancora conquistata dalle truppe russe e l’esercito ucraino resiste e combatte con grande determinazione Molte, invece, sono quelle incerte, a partire dai negoziati per un cessate il fuoco. La Turchia cerca di mediare, Israele è in un equilibrio delicato, la Cina tace. Venti di guerra spirano al Consiglio atlantico del 24 marzo p.v. cui parteciperà il Presidente degli Stati Uniti.

Nella ridda di notizie contrastanti, mediate dalla propaganda degli uni e degli altri, la confusione degli osservatori è sempre più grande.

Sembra che i Russi abbiano perso, tra morti e feriti più di 20.000 uomini, che le truppe non abbiano rifornimenti sufficienti e che manchi addirittura la benzina per i carri armati.

Sembra che le armi di cui sono stati dotati gli Ucraini da Israele, droni e missili, stiano facendo strage delle colonne corazzate russe.

Sembra che l’aviazione ucraina sia stata annientata e che i caccia russi abbiano il dominio dell’aria.

Sembra che ben cinque generali russi siano stati uccisi e, ieri, addirittura un ammiraglio, vice comandante della flotta del Mar Nero. Su questa notizia, se confermata, occorre riflettere. Difficilmente un generale è in prima linea. Come sono morti? Bombardamenti ucraini? Difficile. Sono stati uccisi con operazioni mirate tipo Bin Laden?

Un ammiraglio, in genere, o è in Comando, a dirigere le operazioni navali, o è su una nave da battaglia. Come è stato ucciso?

Sembra che lo staff degli alti vertici militari russo sia stato sostituito.

Sembra che Putin abbia chiesto l’aiuto di combattenti siriani e libici, una specie di Legione straniera. È credibile questa storia? Sarebbe un grave segno di debolezza come quella di chiedere aiuti militari alla Cina. L’impresa ucraina si sarebbe allora dimostrata al di sopra delle possibilità militari russe, tanto conclamate per la loro potenza.

Sembra che nei territori occupati dai Russi alcune donne siano state stuprate e impiccate e che la protesta dei cittadini ucraini “occupati” sia sempre più forte al punto che è dovuta intervenire la polizia (quale, quella ucraina o quella russa?) per reprimere queste manifestazioni contro gli occupanti.

Sono tutte notizie incontrollabili. In realtà, la situazione è stagnante e si parla addirittura di una contro offensiva ucraina.

Non bisogna lasciarsi trascinare da queste informazioni più o meno false. La situazione continua ad essere grave. Un negoziato fra le parti continua, ma su proposte inaccettabili.

Cosa vuole la Russia: il riconoscimento del passaggio della Crimea alla Federazione russa, l’indipendenza e la sovranità delle repubblichette del Donbass, la neutralità “garantita” (non si sa bene i da chi e in che termini) dell’intera Ucraina, la rinuncia di Kiev ad entrare nella NATO (condizione che sembrerebbe accettata da Zelenski) e, forse, addirittura nell’Unione europea.

Cosa vuole l’Ucraina: non rinunciare né alla Crimea né alla regione del Donbass, la soppressione del divieto di usare la lingua russa, la rinuncia a entrare nella NATO, la conferma dell’ingresso nell’Unione europea.

Sia i Russi sia gli Ucraini, poi, smentiscono di aver mai fatto proposte simili. Comunque la si giri, uno dei due contendenti dovrebbe perdere la faccia. Perché questo accada il disastro dell’una o dell’altra parte dovrebbe essere pressoché totale. Non siamo ancora a questo punto.

L’unica cosa che sembra concreta è di arrivare a un cessate il fuoco. Ma ciò è possibile solo quando ci si renda conto che l’equilibrio tra le forze in campo è in una battuta d’arresto.

La pressione esercitata in questi giorni su Mariupol sembra smentire lo stallo. Se i Russi non riescono a occupare questa città portuale, si è di fronte a un fallimento totale dell’invasione voluta da Putin.

Il prossimo Consiglio atlantico dovrebbe dare una svolta alla partecipazione indiretta a questa guerra, altrimenti non spiegherebbe la venuta di Biden in Europa. Tutti escludono un intervento militare, ma ciononostante, sarebbe possibile un ulteriore incremento delle forniture militari all’Ucraina.

Ciò potrebbe provocare una reazione russa imprevedibile.

Al tempo della guerra di Spagna, Italia e Germania da una parte e la Russia sovietica dall’altra fornirono uomini, aerei ed equipaggiamenti militari alle parti combattenti. Nessuno rischiò una guerra. Bastava quella civile spagnola.

Nella 2° Guerra mondiale, per quasi quattro anni, gli Stati Uniti fornirono aiuti finanziari e militari a Russia e Inghilterra, senza per questo entrare in guerra con la Germania se non alla fine.

La situazione attuale non è certo comparabile a questi casi, ma un’escalation militare se, possibile, non è detto che dovrebbe essere solo nucleare. Un conflitto atomico non conviene a nessuno, tanto meno alla Russia. Se già si trova in difficoltà a combattere contro l’esercito ucraino, l’inevitabile disastro nucleare nelle retrovie ne paralizzerebbe completamente l’esercito. È un rischio possibile ma, forse, realmente improponibile.

In Italia mangiamo pane e Ucraina. Il bombardamento mediatico è tanto stupido quando insopportabile. Lo fu al tempo dell’Afghanistan, lo fu con i profughi che premevano alle frontiere bielorusso-polacca, lo è stato al tempo del Covid. Passato il momento, non se ne parla più. La nostra informazione è effimera, teleguidata e non affidabile. Dobbiamo contare solo sul buon senso per capire cosa sta succedendo.