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  • Writer's pictureStelio W. Venceslai

La mossa di Conte - (19/04/2023)




In questo clima d’indagini giudiziarie contro politici di varia estrazione, la mossa di Conte ha spiazzato tutti, bisogna riconoscerlo. Per quanto lo slogan onestà, onestà, gridato dai primi grillini, sia un po’ logoro, infatti, fa comunque ancora presa sull’opinione pubblica. Non ci crede nessuno, ma che un partito se ne faccia bandiera non può non far piacere, anche se a malincuore, trattandosi di 5stelle.

La rottura di 5Stelle con il PD, una specie di fidanzamento un po’ rustico, visto che si trattava di un campo largo, avrà conseguenze non trascurabili negli assetti politici nazionali pre-elezioni europee.

Ho sempre sostenuto che il PD, da almeno vent’anni, cerca aggregazioni composite perseguendo la vecchia concezione del Fronte popolare che non gli ha mai portato fortuna. La sua composizione è talmente variegata che riecheggia quella della perduta Democrazia cristiana e ne fa, in fondo, più un partito di centro che di sinistra. Il PD ha imbarcato di tutto, pur di non presentarsi da solo agli elettori: liste civiche, liste civetta, liste di comodo, formazioni avventurose od effimere, come le Sardine, cattolici progressisti e comunisti radicaleggianti e così via.

            Ciò alimenta la confusione tra gli elettori fedeli che quante più sigle vedono accoppiate al PD più ritengono che il loro partito sia grande.

            In realtà, e lo dimostrano i magri risultati elettorali conseguiti, questa operazione di mistificazione non è mai riuscita, tanto meno, ora, accoppiando 5stelle con il PD.

            La nuova Segreteria della Schlein, piena di buona volontà – bisogna riconoscerlo – non è riuscita né a contemperare le diverse anime del PD né a definire una solida alleanza con 5Stelle, la cui posizione attuale, nella sinistra, è ben più radicale.

            I fatti Puglia, dove diversi dirigenti del PD sembrano essere coinvolti in vari scandali sui quali indaga la magistratura, appannano tutto l’apparato locale mettendo in forse non solo il Comune di Bari ma, altresì, il governo regionale di Emiliano.

            Sono emerse numerose ambiguità delle quali ha profittato 5Stelle.

            La conseguenza è che il PD si trova ora confrontato su due fronti: a destra, con il governo della Meloni, come maggior partito d’opposizione e, a sinistra, con il partito di Conte, la cui palese ambizione è quella di rosicchiare consensi al PD e diventare il vero partito di opposizione governativa.

            La bandiera dell’onestà, in effetti, spiazza la Schlein in modo pericoloso. Ha un bel dire nel sostenere che la competizione PD-5Stelle favorisce il centrodestra - il che è certamente vero - ma a fronte di un rigurgito di onestà politica, e non solo, sbandierato da Conte, questa argomentazione è un’arma spuntata.

            In buona sostanza, le prossime elezioni regionali pugliesi, che si dava per scontato essere appannaggio della sinistra, sono in forse e, quasi certamente, vista la situazione attuale, potrebbe prevalere il centrodestra. Una sconfitta grave, per il PD, che perderebbe una regione importante.

            La posizione di Emiliano in Puglia sta diventando debole. Se la Regione, oltre al Comune di Bari, venisse commissariata, Emiliano, non avendo più nulla da fare, potrebbe unirsi ai critici della Schlein all’interno del PD, con l’opposizione blanda di Bonaccini e quella, più netta, di De Luca, il governatore campano. Tutto ciò potrebbe portare a un rimescolamento di carte in seno alla stessa Segreteria del PD.

            Se, poi, alle elezioni europee il PD non riuscisse a mantenere le posizioni a suo tempo acquisite, la situazione della Schlein sarebbe irrimediabilmente deteriorata, a tutto vantaggio dei suoi oppositori, interni ed esterni.

            Nel breve periodo, chi trae vantaggio da tutto ciò, almeno in prima battuta, è il partito di Conte che si presenta con una maggiore aggressività, portatore di una questione morale che non può non arrecargli consensi e nuove simpatie. L’elettorato è volatile e l’onestà fa ancora presa.

Sempre a breve termine, ne trae vantaggio poi il centro destra, che non può non rallegrarsi dei mali della sinistra, dilaniata da dissensi di vario genere e dall’allontanamento dello spettro della confluenza tra il PD e 5Stelle.

A medio-lungo periodo, invece, superato lo scoglio delle elezioni europee, il riassetto delle posizioni all’interno della politica italiana sarà tutto da vedere.

            Se i risultati elettorali saranno deludenti per il PD, sembra difficile che la Schlein possa continuare a restare in sella. Troppi errori e inutili battaglie contro i mulini a vento ma, soprattutto, per il fallimento dell’auspicato campo largo di bersaniana memoria.

            Una nuova Segreteria potrebbe ricucire i rapporti con Conte previa, però, quella pulizia di cadaveri eccellenti del vecchio PD che la Schlein non è riuscita a fare.

            Un Conte rafforzato e arrogante potrebbe anche imporre un cambio di passo al PD, ad esempio, per quanto concerne i fatti d’Ucraina o di Gaza oppure sulla fornitura di armi a Zelenski.

Conte infatti la pensa in altro modo, cercando di differenziarsi. Vuole la pace, ma quella la vorrebbero tutti. Allora cavalca l’onestà. Un tema pericoloso che, spesso, si ritorce contro i suoi fautori. In realtà rispetta la tradizione dell’antico movimento dei grillini che erano “contro” per principio a tutto. Adesso lui è “per” l’onestà. Purtroppo l’onestà non è una prerogativa politica. Dovrebbe essere un imperativo per tutti i politici, non solo morale.

Conte cavalca gli scontenti perché si è aperta una finestra di dissenso nei confronti della sinistra, da vent’anni al potere, ma che poco o nulla ha concluso. Aspira a raggruppare tutti i dissidenti per tornare ad essere il leader da contrapporre alla Meloni o chi per lei.

Da Presidente del Consiglio è stato così politicamente disinvolto da presiedere un governo giallo-verde e subito dopo un governo giallo-rosso come se fosse la cosa più naturale del mondo: un modello di coerenza politica. In realtà, gli va bene tutto pur di conseguire il potere, anche la bandiera dell’onestà, un aggancio importante per un partito di cui è palese l’assoluta inconsistenza politica.

Per Conte l’importante non è ciò che di volta propone quanto di stare sulla cresta dell’onda e, possibilmente, ora a destra ora a sinistra, far pesare il suo apporto, condizionando gli altri.

Ha avuto una volta per caso nelle mani il mestolo e cerca di riprenderselo, salvo non sapere come usarlo. Nel battage pubblicitario preelettorale va tutti bene. Ma dopo?

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