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  • Riceviamo e pubblichiamo

La Storia a Processo di Elisa Greco, il verdetto: Paolina Borghese assolta



La Storia a Processo!

di e a cura di Elisa Greco

Paolina Borghese Bonaparte

Colpevole o Innocente?

Assolta, ma tanti i voti per l’accusa

Roma, 23 gennaio 2024. Il Teatro Parioli si è trasformato in un tribunale: con la ‘provocazione’ di Elisa

Greco, ideatrice e curatrice del format La Storia a Processo!, dando vita ad una circolarità vivace e ironica

di suggestioni e spunti tra pubblico e palcoscenico.

Al termine una platea affollata e partecipe si è espressa: Paolina Bonaparte, accusata di aver indotto il

coniuge Camillo Borghese a vendere 695 pezzi della celeberrima Collezione Borghese destinati a quello che

oggi è il Museo del Louvre, è innocente.

“Un verdetto che nella sua conflittualità – commenta l’autrice e curatrice del format Elisa Greco – riflette la

complessità del nostro giudizio diviso tra il rammarico nel sapere i nostri capolavori artistici all’estero, e al

contempo l’orgoglio del respiro internazionale per opere d’Arte che hanno la forza di raccontare la nostra

storia anche oltre i confini e del nostro Paese”.

Il presidente della Corte, Simonetta Matone già sostituto procuratore generale presso la Corte d’Appello di

Roma, ha coordinato l’acceso e a tratti ironico dibattito con puntuale sapienza, dando spazio alle accuse del

Pubblico Ministero Fabrizio Gandini e dell’Avvocato difensore Francesco Paolo Sisto.

Il processo comincia con le parole della Matone che legge il Capo d’Imputazione: “Maria Paola Buonaparte,

alias Paolina Bonaparte, accusata di azioni esecutive di un disegno criminoso al fine di procurare a sé ed al

fratello un profitto patrimoniale, abusando dello stato di deficienza psichica del coniuge, Camillo Borghese.

A questo si aggiunge l’aggravante per aver cagionato alla persona offesa dal reato, dapprima Camillo

Borghese ed oggi la Repubblica Italiana, un danno patrimoniale di rilevante gravità, consistito nella perdita

definitiva dei pezzi alienati, visto che i francesi non ce li vogliono dare indietro”.

Secondo Gandini, Paolina Borghese avrebbe approfittato del suo fascino per indurre il marito Camillo

Borghese a favorire suo fratello Napoleone, a cui ha venduto 695 opere prese dalla collezione di antichità

classiche tra le più grandi d’Europa. Sempre secondo l’accusa, Paolina Borghese avrebbe abusato della

deficienza psichica del suo coniuge, per aiutare suo fratello.

“L’amore non induce a deficienza psichica” – è la replica di Sisto, avvocato difensore. “Quella collezione

– prosegue – è stata stimata due volte e mezzo il prezzo di mercato. Siamo di fronte ad una follia nel

rimproverare ad una donna moderna e capace una circonvenzione in costanza di deficienza psichica, in

concorso con il fratello Bonaparte”.

Alla difesa fa eco Annamaria Malato, editrice nei panni di Paolina Bonaparte: "È stato un amore

contrastato, è vero, ma questa è stata una vendita, non un esproprio. Sono solo una donna moderna e

lontana dalle regole, ma non può questo mio modo di essere diventare motivo d’accusa”.

Non è d’accordo la testimone d’accusa, Giulia Silvia Ghia, storica dell’arte nei panni di una pittrice francese

che ha ritratto la principessa Bonaparte nel 1807: “Lei mi ha confessato diverse cose riguardo al patrimonio

di Camillo e alla loro ‘non storia’, una macchinazione tra lei e Napoleone per rubare il patrimonio a Camillo”.

 


E a lei si aggiunge il giornalista Luigi Contu: “Paolina Borghese doveva essere una grande oppositrice di

questa operazione. Invece non ha difeso queste opere”.

La testimone della difesa Nathania Zevi, giornalista nei panni della madre di Paolina e Napoleone

Bonaparte, spiega che suo figlio “ha voluto aiutare Camillo, che versava in forti difficoltà economiche,

pagando queste opere ad un prezzo molto più alto del valore di mercato.” Fatto confermato poi dal

giornalista Giuseppe Di Piazza, sul palco come l’architetto Andrea Vici, che afferma: “Antonio Canova si

confidava con me, e mi raccontava che Camillo Borghese aveva già venduto opere preziosissime per

bisogno di soldi. Quando ha incontrato a Parigi la giovane Paolina è nato un vero amore, anche se il

matrimonio è stato un’opera politica. Ma la verità è che i Borghese avevano bisogno di soldi in quanto sotto

pressione fiscale da parte dei francesi. Per questa ragione Paolina non può essere accusata di aver circuito

Camillo e usato la relazione per affari personali”.

Dibattuta fino all’ultimo minuto la sorte di Paolina Borghese, che alla fine il pubblico in sala ha dichiarato

innocente, pur tra tanti numerosi sostenitori dell’accusa, come convalidato dal verdetto letto dal presidente

della corte Matone tra gli applausi del pubblico.

Si ringrazia DataStampa





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