• Stelio W. Venceslai

Lavori in corso


La maggior parte dei nostri commentatori politici preconizza un anno da lavori in corso, prima delle elezioni politiche. I partiti, dopo lo spettacolo squallido offerto con le elezioni presidenziali, starebbero rinnovandosi in vista della nuova competizione elettorale. Il governo è stabile e meno solido, oppure è solido ma meno stabile. Scegliete voi l’interpretazione più corretta.

Comunque Draghi non lo smuove nessuno e nessuno ha intenzione di ritirarsi dal governo. Stabilità, quindi. Quanto a solidità, purtroppo, non dipende da Draghi ma, appunto dai presunti lavori in corso dei partiti che compongono la maggioranza.

In realtà, di questi lavori in corso non si vede neppure l’ombra. Se mai, s’intravedono segni di sfacelo a partire da 5Stelle, sempre più travagliato. Come possono cambiare se non sanno neppure chi sono?

Questa incertezza identitaria li ha resi protagonisti in questi anni, ora con la Lega e ora con il PD, pur di governare. Hanno iniziato come movimento antigovernativo, anti parlamentare, anti europeo, ambientalista e populista nel senso meno compromettente del termine per finire al contrario: governisti, filo parlamentari, europeisti, falliti sul fronte ambientale (v. la Tap, v. la Torino - Lione, v. la rivolta contro Autostrade, tanto per citare i maggiori voltafaccia).

La ridicola struttura che si sono dati all’inizio fa acqua da tutte le parti. Il vertice non c’è più, e forse non c’è mai stato, il garante Grillo è solo un figurante patetico. In due legislature, da partito di maggioranza relativa e di ago della bilancia, sono diventati un fardello per le due coalizioni di centro destra e di centro-sinistra che hanno appoggiato, pur di governare, tipo mantenuta di turno.

La crisi non è d’identità, perché questa non l’hanno mai avuta, è la crisi di un equivoco ormai giunto alla fine. La polemica Conte – Di Maio rispecchia le possibili scelte del futuro: una parte scivolerà verso il PD, un’altra scivolerà verso quel limbo che è il centro, strizzando l’occhio a Forza Italia, sempre che alle prossime elezioni politiche 5Stelle abbia ancora una qualche rilevanza elettorale.

Questa scadenza elettorale, inevitabile, dovrebbe portare a una qualche riflessione più seria: qual è l’offerta politica all’elettorato?

Quella di 5Stelle è inesistente. Inutile affannarsi a decifrarne una. L’azione politica del Movimento è stata disastrosa. Un convitato inutile.

Il centro-destra e il centro-sinistra, tolti di mezzo i 5Stelle, si affronteranno ad armi pari: un casino a testa.

Il centro-destra non esiste più. Forse non è mai esistito, se non come contraltare al centro-sinistra. Prima delle elezioni presidenziali poteva avere un ruolo alternativo. Oggi come oggi, a parte Fratelli d’Italia, che va per conto suo da tempo, Lega e Forza Italia sono un po’ alla deriva.

Berlusconi ondeggia fra conati di vendetta e il ruolo di pater familias, vagheggiando uno spostamento verso un centro popolare, ovviamente cattolico, conservatore e democratico, che fa pensare ai bei tempi della DC. Ha un partito che si sfalda, con personalità modeste e idee assai vaghe. Il berlusconismo è finito per età e per consunzione.

La Lega, a sua volta, è ancora solida ma squassata da dubbi esistenziali. Il principale è: ma chi consiglia Salvini? Dopo le tante sciocchezze fatte, le imprudenze commesse, le inutili esposizioni mediatiche, Salvini non è certo un uomo di Stato come pensiamo che dovrebbe essere un uomo di Stato. In fondo, la forza della Lega è data dai suoi governatori, un fatto nuovo che sta emergendo.

Il centrosinistra non sta meglio. Apparentemente è un blocco compatto. In realtà, è un blocco di creta molle nelle mani di un Segretario di partito sostanzialmente moscio. Letta ha dimostrato tutta la sua capacità di gestione stando zitto. Al massimo ha detto di no. Senza far nulla, ha ottenuto la rielezione di Mattarella, all’insegna dell’immobilismo che gli è congeniale. Quanto durerà Letta?

In sostanza, al momento ci sono solo i cartelli “Lavori in corso”, ma il cantiere è chiuso.

Ancor più di sempre il Paese in crisi. La pandemia continua. Finirà, prima o poi, non c’è dubbio. Dovremo conviverci, con o senza la quarta dose di vaccino. L’economia è in ripresa, ma sotto un’inflazione crescente. Se aumentano i tassi, il nostro debito pubblico salta.

I costi per l’energia stanno determinando una svolta pericolosa per l’industria e per i consumi. L’imprevidenza europea e italiana nella mancanza di una politica energetica sta mettendo a rischio qualunque tentativo di ripresa. Se crolla il mercato, saranno dolori.

In Francia si potenzia il nucleare (orrore!), in Germania si chiudono le centrali nucleari e si vara un massiccio piano d’investimenti per le energie alternative. Da noi che si fa? Continuiamo a giocare con le pale eoliche, a beneficio della mafia?

Quando si parla di un’offerta politica dei partiti all’elettorato, questi sono i problemi da affrontare. A questi si aggiungono tutti gli altri mali italiani: la sanità, la giustizia, la previdenza, la scuola, la sicurezza, l’ambiente. L’elenco è lungo e noto. I lavori in corso che non sono ancora partiti vanno affrettati. Ma c’è davvero voglia di cambiare?

Il nuovo Parlamento dovrebbe essere più agile e compatto, non inutile. Dovrebbe essere di stimolo al governo e propositivo, non il notaio di decisioni prese fra quattro leader.

C’è poco tempo prima del redde rationem elettorale e per parlare, finalmente, di temi seri.