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  • Writer's pictureStelio W. Venceslai

Le maschere della politica



Sono quasi vent’anni che esiste la questione emigranti. Si sono succeduti decine di governi, al governo sono andati praticamente tutti i partiti, anche quelli estinti, ognuno carico di critiche quando stava all’opposizione. Nessuno ha fatto niente.

Ancora oggi si sentono gli stessi slogan triti e ritriti: i migranti economici sono diversi dai migranti illegali, bisogna aiutarli in loco, occorre fermare gli scafisti, siamo il buco nero del Mediterraneo, le ONG (secondo il colore di chi ne parla) sono delinquenti in barca o salvatori dell’umanità sofferente, dobbiamo accoglierli tutti, occorre chiudere i porti, vanno respinti a casa loro, facciamo un blocco navale (ma se uno lo viola bisogna sparare. ne siamo convinti?), bisogna fare i rimpatri, è un problema europeo e consimili sciocchezze, tra le quali, primaria, emerge che si tratta di una questione emergenziale. Perbacco! Dopo quasi vent’anni, siamo ancora all’emergenza!

La verità è che, a parte le dichiarazioni di rito e la legislazione zoppicante e contorta, nessuno ha le idee chiare. Siamo bravissimi a celebrare i funerali, a commemorare le tragedie che avvengono nel Mediterraneo, a vedere Mattarella in ossequio ai morti, a scagliarci addosso, a turno, le invettive più pesanti, come, ad esempio strage di Stato, (titolo in prima pagina della Repubblica) oppure Assassini!, epiteto frequentemente usato in Parlamento.

L’unico sfogo vero è quello di chiedere le dimissioni di questo o quel Ministro, secondo i casi e il colore, e tutto torna come prima. Anzi, no: la Magistratura aprirà un fascicolo che non chiuderà mai.

Beceri, ignoranti, mezze calzette, privi di qualunque strategia e financo del buon senso, governano un Paese sempre più lontano dalla politica, annoiato dai politicanti non credibili.

Anche quest’ultimo governo, sancito da una maggioranza di votanti, ma non dall’elettorato tutto, sta facendo un sacco di sciocchezze. La critica maggiore è che non sanno fare la comunicazione. Ebbene, dopo mesi di governo Meloni, che l’apprendano o che ricorrano a qualcuno che ci sa fare. Perché non si corregge il tiro?

Il Presidente di un Comitato di controllo Inps e varie altre cose importanti, nominato dalla Destra, s’indirizza ai suoi consiglieri con un testo copiato da un discorso di Mussolini. Come gli è venuto in mente? Non sa scrivere del suo? Ma si può essere più cretini? L’opposizione, giustamente, si scatena.

Un tardivo Consiglio dei Ministri a Cutro s’inventa regole sugli emigranti che non saranno mai attuate, come la caccia in tutto il mondo agli scafisti (dopo quella contro i cinghiali). Ma come, con la flotta che abbiamo e con il diritto internazionale che invochiamo a ogni piè sospinto? Davvero gli scafisti sono il problema e non chi li organizza e li paga? Gli scafisti non mi fanno pena, ma è prassi del nostro Paese punire l’autista e salvare chi lo paga. Una vergogna.

Poi, si stabilisce d’imperio il flusso degli emigranti legali. Finalmente! Quanti? Di che colore? Di quale religione? Da quale Paese? No, nulla di questo. Non si può discriminare: solo un numero, a caso (300.000 o 500.000?). In base a che? Non si sa. Così, alla carlona, però attenzione, noi andremo a formarli in loco.

Questa sì che è una bella idea! Già Immagino una flotta d’informatori che pianta le tende, ad esempio, in Niger, dove le scuole sono un gruppetto di ragazzi in una grotta con il loro maestro che nessuno paga o, al massimo, con il latte delle caprette. Dovremmo fare degli edifici, fornirli di macchinari, che so: frese, macchine da cucire, trebbiatrici, per il movimento di terra, attrezzi per falegnami o fabbri perché, altrimenti, come possono essere formate le future maestranze italiane, per diventare artigiani, operai, contadini adatti al nostro Paese? Uno sforzo ammirevole. Si farà? Non credo proprio. Sono chiacchiere. Anzi, sono stupidaggini, assieme a tante altre.

Dal 1980, credo, l’hot spot di Lampedusa ha una capacità di circa 800 persone. In genere se ne stipano più o meno 3.000. In tanti anni a nessuno è venuto in mente di ampliarlo e di farne altri più capaci? Pare di no.

Andiamo avanti: l’Europa. Il piagnisteo italiano non ha senso. Per questo non ci dà retta nessuno. Siamo il Paese che ha accolto, in proporzione al numero di abitanti, il minor numero di rifugiati. Non è vero che siamo inondati dagli immigrati. Siamo invece sommersi da cretini, scientemente incapaci di gestire il problema, Pulcinelli nel bisogno, Arlecchini in politica, Brighella negli affari.

Vogliamo mamma Europa che ci obblighi a fare scuole, a drizzare hot spot, a fare meno scena e avere più concretezza. Da soli non siamo capaci.

Dobbiamo aiutarli a casa loro. Giusto, sacrosanto, dove muoiono di fame o sono massacrati dalle malattie e dai conflitti interni. Trattando con quali governi? Sono peggio dei nostri, ed è tutto dire. Con quali garanzie per i nostri cooperanti? Con quanti quattrini?

Qualcuno dirà che è facile fare critiche. Verissimo, ma che da vent’anni non si faccia nulla, tranne che piangerci addosso, è inaccettabile. Invece di regolarizzare il vuoto, come ha fatto a Cutro, il governo dovrebbe darsi una politica per essere credibile, partendo da alcuni presupposti.

1° - l’emigrazione è una questione strutturale, non emergenziale. Non può essere affidata al ghiribizzo estemporaneo di governi di sei mesi o tre anni. È un problema di lungo periodo e come tale deve essere affrontato. Non è neanche una questione politica, ma di sopravvivenza;

2° - chi fa da sé fa per tre. Invece di spendere soldi e sprecare risorse umane e materiali qua e là per il mondo, occorre creare in Italia delle alternative credibili di lavoro e di formazione vera, pilotata dagli imprenditori che ne hanno bisogno. Abbiamo necessità di almeno un milione di persone, non di schiavi o di barboni ciondolanti nei pressi delle stazioni ferroviarie. Persone da formare e, di conseguenza, di formatori. Chi formerà i formatori? Anche questo è un problema che dovrebbe essere affrontato con serietà ma che non si affronta mai;

3° - ci vuole una decisione collettiva, definitiva, sulla nostra politica sull’emigrazione. Se non spariamo addosso ai barconi, il che impossibile, dobbiamo accoglierli, e non solo per ragioni umanitarie. Non sono un peso mortale per le nostre finanze e possono essere invece una grande risorsa per la nostra economia. Però, dobbiamo rendere loro, in Italia, quella dignità che nei loro Paesi hanno perduto;

4° - con loro potremmo ripopolare i paesi collinari e montani che sono ormai quasi abbandonati, dando ai nuovi abitanti le risorse e gli strumenti necessari per lavorare la terra, apprendere le nuove tecniche, fare gli artigiani, gli autisti, e cosi via. Poi, se davvero li aiutiamo a crescere, i loro bambini saranno curati, andranno a scuola e diventeranno piano piano qualcosa di più: geometri, periti aziendali, avvocati, medici, scienziati.

Dobbiamo puntare sul futuro e le cose che si dovrebbero fare e FARLE, non sui decreti.

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