• Stelio W. Venceslai

Peacekeeping


Bene, la buffonata è finita.

L’Ucraina come Stato non lo vuole nessuno. Le regioni filorusse del Donbass non sono ucraine, ma russe. I carri armati russi entrano nel Donbass accolti come liberatori. Da chi? La Federazione russa ha deciso di riconoscere l’indipendenza delle due regioni filorusse ed ha stilato una serie di accordi di reciproca cooperazione economica e di assistenza (anche militare).

Le truppe russe non sono truppe d’occupazione o d’invasione, come un tempo a Praga o a Budapest. La lezione americana è stata ben appresa: sono un corpo di peacekeeping.

Putin ha rivendicato i diritti storici, economici e famigliari della Russia sull’Ucraina. Ha addirittura negato l’esistenza storica di un’Ucraina libera. Inoltre, ha fatto capire che ha un diritto di protezione dei Russi abitanti in altre regioni dell’Europa e, quindi, ombrello NATO o no, è affar suo. L’Estonia, con il 40% di popolazione di etnia russa, dovrebbe tremare e, con essa, le altre Repubbliche baltiche.

Dopo otto anni di finzioni diplomatiche, il velo è squarciato. La Russia, tornata grande potenza, schiera i suoi carri armati, la sua flotta e i suoi missili e si muove a suo piacimento. L’era del dopo il muro è finita.

I commentatori politici si sfogano facendo ipotesi. Si fermerà nel Donbass o invaderà anche il resto dell’Ucraina? 200.000 soldati sono pochi per occupare un territorio vasto due volte l’Italia con 42 milioni di abitanti. Qui, le congetture si sprecano. Si dimentica, però, che è sempre possibile un colpo di stato filorusso e il gioco è fatto.

Taluni sostengono, poi, che in fondo, con l’occupazione del Donbass la Russia si è creato un cuscinetto alle sue frontiere. Ma l’Ucraina ha una lunghissima frontiera con la Russia, non solo sul Donbass e confina altresì con la Bielorussia, legata mani e piedi al Mosca. Basta guardare una carta geografica.

Prima di mandare i carri armati nel Donnas Putin ha aspettato che finissero i giochi olimpici di Pechino. Una cortesia nei confronti del leader cinese.

Ma qualche settimana prima Putin era andato a Pechino. Probabilmente, si è assicurato la neutralità cinese e, forse, anche una concomitante azione offensiva cinese nei confronti di Taiwan. Così, l’America sarebbe stretta in una morsa, sul Pacifico e in Europa.

Nel mondo occidentale lo sconcerto è molto grande. Biden, Macron, l’Unione europea, Johnston e i principali leaders occidentali hanno giocato la carta dei negoziati diplomatici, rivelatisi totalmente inutili. Contro missili e carri armati non c’è ragione che tenga. La diplomazia e il diritto internazionale sono paccottiglia. Putin ha ottenuto un successo senza precedenti tramutando una situazione di fatto che si trascinava da otto anni in una situazione di diritto. Passata la bufera ucraina, a chi toccherà dopo?

Nella sua concione storica Putin ha dimenticato Symon Petlijura, l’eroe nazionale ucraino che combatté per tutta vita contro i Russi e i dieci milioni di Ucraini morti di fame nel periodo di Stalin. Holodomor è la triste commemorazione di quel periodo tragico, quando bastava il possesso di tre (3) spighe di grano per essere fucilati dalla polizia sovietica a caccia del grano.

Ora, l’impotenza dell’occidente è manifesta. Si minacciano sanzioni terribili. Quali? Al momento, solo nei confronti delle due repubblichette protette dai Russi, come se ci fossero investitori stranieri disposti a operare in quella regione. Biden minaccia misure drastiche, ma intanto una potente squadra navale russa è nelle acque dello Jonio per controllare i movimenti di una portaerei americana. Se si spara un colpo, si scatena l’inferno.

L’Occidente è disarmato, l’America lontana, la NATO una scatola vuota, l’Unione europea una cosa inutile. Bene, Putin ha avuto il merito di farci capire che siamo nelle sue mani, e non solo per il gas. Lo sapevamo ma, in un certo senso, adesso abbiamo aperto gli occhi, forse troppo tardi.

Se, come è possibile, anche la Cina si muove sul fronte di Taiwan, la frittata è fatta. Ma non dobbiamo essere pessimisti. La geopolitica offre talvolta, soluzioni impensate anche se, al momento, nessuno ci pensa.

In Europa sta accadendo quello che accade in Italia con il gas. Quarant’anni di sciocche ideologie ambientali e siamo dipendenti per il 40% dal gas russo. In Europa, per più di mezzo secolo ci si è baloccati con la pace, con la cooperazione fra i popoli, con i diritti civili, senza un esercito e senza una politica estera. Ora, si raccolgono i frutti.

La politica tace. La commiserazione di rito è grande, ma l’incapacità di fare politica resta.