Pioggia sulla Repubblica



Tempo inclemente, alluvioni, esondazioni, disastri. Come il solito. L’elenco delle disgrazie è noto e ripetitivo, basta sfogliare i giornali. Di anno in anno, sempre le stesse cose: gli argini rotti, le strade come fiumi, cantine e piani terra inondati o immersi nel fango. Qualche frana qua e là, strade interrotte e paesi isolati. La consueta partitura di un disastro. Le Regioni chiedono lo stato d’emergenza. Quante volte l’hanno chiesto, quest’anno? Si vive nell’emergenza. Dovrebbero chiedere lo stato di normalità, ma questo non lo si concede a nessuno. Noi non siamo normali, per definizione.

Il governo è a un bivio. Non sanno che fare: o sopravvivere o, con uno scatto di dignità, o decidere di buttare la spugna. Proprio adesso che forse tra un paio d’anni arrivano tanti quattrini dall’Europa? E chi li maneggerà, allora, se noi ce ne andiamo?

Abbiamo fatto tanto per restare a galla, digerito rospi e cucinato puzzole e adesso, sul più bello, che a furia di equilibrismi ci siamo retti sui fili, dovremmo correre il rischio di una crisi di governo? No, per carità, no! Per fortuna, se accadesse questa tragedia, ci sarebbe un Conte 3 per l’ordinaria amministrazione. E poi, per questo disgraziatissimo MES?

La fibrillazione in corso per il prossino dibattito sul MES si aggiunge al malessere endemico del governo. Dubito che la maggioranza degli Italiani ci abbia capito qualcosa. I più cattolici pensano a una contrazione letteraria della Messa tradizionale. Dato che il governo ha escluso che le funzioni religiose non si possono fare e, se masi contrarre, in barba al Concordato, (ché questi sarebbero affari della Chiesa), il MES sarebbe una Messa contratta, anche per risparmiare e dare un esempio.

I più informati, invece, sanno che si tratta di qualcosa che ci viene dall’Europa. Potrebbe essere buona o cattiva. Qui si apre un dibattito, l’unico esercizio intellettuale cui si dedicano i nostri politici, Piove? Apriamo un dibattito. Troppi morti con il Covid? Apriamo un dibattito. Se c’è un orientamento più o meno condiviso, ecco che spunta Renzi che fa un distinguo. Apriamo un dibattito, magari una tavola rotonda, una cabina di regia, un sinedrio all’antica. Così, tutti parlano e nessuno decide.

Il MES potrebbe essere una cosa seria, un Trattato che abbiamo negoziato e firmato con i nostri partners, convinti che possa essere una cosa utile. Alla fine del negoziato per la sua riforma, occorre dare un ok. Fino ad ora, lo abbiamo negoziato perché eravamo d’accordo sulle proposte della Commissione europea per creare una rete di sicurezza per le banche, in vista dell’Unione bancaria europea. Ora che si è alla stretta finale, bisogna dire o sì o no. Il Parlamentodeve autorizzare Conte in un senso o in un altro. Non interessa il contenuto, checché se ne dica. Interessa se è un risultato che rafforza il governo o, al contrario, che rischia di metterlo in crisi.

Quindi, l’opposizione di centro-destra è contro l’adozione del MES riformato.Però, vuole anche l’utilizzo del MES a fini sanitari. Sono contro i principi manon contro i soldi. Tre quarti della maggioranza sono per l’approvazione. I 5Stelle, al solito, sono in bilico: un po’ di qua e un po’ di là, ma tutti (o quasi) contro la possibilità di un finanziamento MES a fini sanitari.

Se il governo regge, ha buone prospettive per gestire i soldi del Recovery Fund, se e quando verranno. Se il governo va sotto, si apre una crisi nel pozzo e, forse, Mattarella potrebbe decidere diandare alle urne, nel momento peggiore della Repubblica. Un rischio remoto, anche se molti non ne possono più di Conte e vorrebbero sbalzarlo nell’oscurità da cui è venuto.

Il nodo attorno al collo del Presidente del Consiglio, Conte, sta diventando sempre più stretto. Il Governo fa acqua da tutte le parti. L’ultimo DPCM ha scontentato tutti. Mezze misure. Si aspetta il prossimo e mentre il fuoco divampa.

Il carnefice e martire allo stesso tempo è il PD. Zingaretti è entrato in coalizione con 5Stelle con l’intento di cambiare tutto e di procedere trionfalmente al riassetto dei rapporti con l’Unione europea, al rilancio dell’economia, alla normalizzazione del Paese. Un’alleanza difficile per l’inconsistenza del suo partner. Zingaretti ha tentato un abbraccio, ma la coppia è malmessa. Come l’hanno presa i suoi elettori?

I risultati sono peggiori del previsto: un debito enorme, una sequela di DPCM che ha irritato la gente, la pandemia che esplode in tutte le direzioni, l’impotenza nel decidere per misure drastiche. Prima la salute oppure il lavoro?

Zingaretti, davanti a sé ha due strade: continuare a tirare avanti, fino alla scadenza naturale della legislatura, oppure dissociarsi pubblicamente da 5Stelle e mettere in crisi il Governo.

Per il PD, peraltro, la dissociazione e la crisi potrebbero dare un vantaggio determinato dal probabile recupero di tutti gli scontenti del partito che male hanno digerito l’associazione con 5Stelle. Cosa conviene a questo partito, in prospettiva?

Zingaretti potrebbe presentarsi come chi ha posto fine a un equivoco, dissociandosi, oppure come strenuo difensore della continuità governativa, invocando la responsabilità che dovrebbe avere un uomo di Stato. In ognuno dei due casi, si tratta di una scelta difficile per le inevitabili conseguenze elettorali.

Poi, c’è l’incognita Renzi. Nella camera oscura degli interessi renziani c’è il ritorno al potere. Italia viva è poco viva, al momento, e solo i fremiti ostruttivi dei renziani contro il governo, pur facendone parte, danno all’opinione pubblica il sentore che esistono, anche se non contano. Per Renzi potrebbe essere un’occasione per tornare in auge oppure per precipitare definitivamente. Un altro bivio.

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