“RISPETTATEVI E RISPETTATE L’AMBIENTE”


Almeno strano appare come, al progresso scientifico e tecnologico, davvero impressionate di cui è stato artefice negli ultimi decenni l’uomo, egli non abbia fatto corrispondere la considerazione della sua essenza con la prima osservazione delle relative conseguenze, prima fra tutte, e fondamentale, il rispetto della persona umana nel significato globale dell’eccezione. Credo sommessamente, di individuarne il motivo nella possibilità di scelta, pressoché infinita, di cui l’uomo è dotato, per cui può fare o no una determinata cosa, assecondare legittime aspirazioni o cedere a diaboliche tentazioni. Sembra però che si manifesti più facilmente la sua debolezza e che non prevalga, invece, quanto sarebbe necessario e doveroso, la sua forza di rifiuto; molto probabilmente per un ingiustificato complesso di inferiorità per cui egli è portato più ad imporsi con atti di insulso orgoglio che a qualificarsi e nobilitarsi con atti di consapevole umiltà. Certo l’intelligenza umana ha raggiunto mete mai viste, bisogna pur ammetterlo, a discapito di taluni valori morali. E’ vero, infatti, che è stato possibile metter piede sulla luna, produrre strumenti che possono farci prevedere l’insorgenza e l’evoluzione di fenomeni atmosferici e via dicendo, e ciò può essere giovevole, ma è altrettanto e tristemente vero che, partendo dalle stesse conoscenze, si sono architettati gli strumenti più impensabili di distruzione, anzi di autodistruzione, come se le affermazioni conseguite avessero generato non edificante compiacimento ma sazietà e, quindi, noia annichilatrice. Quale la causa prima nascosta? L’uomo si è lasciato immedesimare nella magia della formula fisica e chimica, nella forza della macchina audacemente e meravigliosamente costruita dal suo talento, ma trascurando la sua essenza umana. Pertanto è stato ed è capace di far pervenire una fotografia degli anelli di Saturno e di conoscere gli ingredienti dell’atmosfera in cui si muovono, ma si è dimostrato meno capace e meno proclive a tessere una tela di messaggi d’amore, di comprensione, di sostegno, di conforto tra i suoi simili. Evidentemente, l’ansia cieca ed irrazionale di fornire strumenti atti a soddisfare la brame materiali, ha sopravanzato e soffocato quello che, da sempre, avrebbe dovuto essere il suo compito, il suo fine perenne ed inalterabile, soddisfare anche e soprattutto le esigenze dello spirito, dalla cui considerazione sembra voler stare costantemente lontano. Ancora disatteso rimane il monito salutare che sovrasta le colonne del Tempio di Melfi: “conosci te stesso”. Conosci, cioè la tua natura che è corpo e anima, materia e spirito.

L’uomo si è preoccupato di indulgere ai desideri del corpo, alle spinte perverse e non a quelle benefiche della parte nobile, più esattamente, divina della sua essenza, lo spirito. Di conseguenza, abusando e non conservando il rispetto di quella libertà di scelta che il suo Creatore (Universo) gli ha dato; suggestionandolo, ubriacandolo dalle possibilità di appagare i piaceri materiali e di saturarsi di orgoglio e di dominio, ha trascurato e dimenticato di considerare le aspirazioni dello spirito ai cui richiami sembra ormai sordo e la cui voce pare non più riconosca. Ha creduto che il suo compito per affermarsi fosse soprattutto quello di servirsi dei suoi simili (vedi le religioni e le filosofie) e non di mettersi al loro servizio, di sottometterli barbaramente e non di governarli saggiamente, di terrorizzarli e non di farli sorridere, di aizzarli l’uno contro l’altro onde trarre ignobilia dalla discordia invece di farli fraternizzare; di creare gerarchia e non uguaglianza, di fare subire ingiusti ed iniqui comandi più che offrire e fare godere sacri diritti. Ed ecco che ancora oggi, un po’ dappertutto nel globo, dove più rozzamente e brutalmente, dove più insensibilmente vengono misconosciuti, calpestati, negati, come estranei e compatibili con la natura umana, diritti fondamentali innati, inalienabili, imprescrittibili come il diritto alla libertà di pensiero, di opinione, di espressione nella letterature e nelle arti, di movimento, di asilo, ecc; spesso, per crudele disegno, come le cronache ci informano, e a causa di talune leggi male interpretate e male applicate, viene addirittura ignorato il diritto alla vita o alla sopravvivenza. Ed è spiegabile: mortificando lo spirito, negandone non raramente l’esistenza, non se ne considerano le necessità insopprimibili, riducendo creature e docili individui senza personalità e senza volontà, con un compiaciuto inchino e con gratitudine – per aver ricevuto il comando – a chi ha concluso: sic volo, sic iubeo*!

Certo la libertà dell’individuo deve armonizzarsi con le esigenze della collettività, dello Stato, deve cioè a questo punto cedere a considerazioni filosofiche, teologiche e retoriche, ma altereremo l’indole sintetica di queste righe. L’uomo deve ricondursi alla meditazione della sua essenza, deve incamminarsi verso un nuovo umanesimo, deve riscoprire e ridare significato etico e morale ai valori di cui è dotato; deve far si che i dibattiti, le conferenze, i convegni sulla condizione umana, che si svolgono e si susseguono qua e la, siano soprattutto fertili di concrete conseguenze come lo sono, e spesso follemente, quelli sui progressi scientifici e tecnologici. Ogni anno si richiama l’attenzione dell’umanità sul bambino in particolare con convegni, dibattuti sui diritti dell’uomo. Il mezzo da impiegare non è nuovo, né difficoltoso: basta un sentimento d’amore, d’amore fraterno, che, cioè, ci faccia sentire tutti fratelli quali, volenti o nolenti, siamo, provenienti da una unica comune origine. Ciò conferisce all’uomo il gioioso remunerante privilegio della comprensione, della tolleranza. L'Universo con la natura ha dato all’uomo un regno, perché correttamente ne usufruisse, non perché ne abusasse o lo deturpasse. Bandisca l’egoismo, respinga le tentazioni di sopraffazione, estingua la sete di dominio, ambisca al potere soltanto avere una funzione sociale, ma in nessun caso devono essere compresse talune libertà. L'uomo non è al centro dell'Universo! L’individuo deve avere sempre, entro le norme di una serena democratica convivenza, propriamente umana, possibilità di ulteriore scelta. Una collettività è libera, uno Stato è libero se le rispettive libertà hanno radici nel sacro rispetto della libertà di ciascun componente o di ciascun cittadino. Come mezzo per fare generosamente il bene, riconosca ai propri simili quei diritti che pretende e imponga che gli si riconoscano, conquisti la più bella e sfolgorante vittoria, quella su se stesso. (Penso che fu molto più facile al vincitore di Austerlitz trionfare sul campo di battaglia che non vincere se stesso). Si infrangano i cancelli delle carceri per gli uomini rei soltanto, talvolta di pensare diversamente da carceriere; si dia un piatto di minestra ed un sorriso ai disperati pellegrini degli eserciti della fame, una tazza di latte e una carezza ai bambini in cui il solo segno di vita è un respiro appena percettibile. Spenga l’uomo il più falso e il più effimero dei sentimenti: l’orgoglio, si consenta soltanto l’orgoglio di essere umile e parte dell'Universo perché l’umiltà è il migliore cemento per unire gli uomini. Qualcuno ha fatto in modo che il Sole gratuitamente ci illumini, ci riscaldi, ci dia la vita; che l’acqua ci disseti e ci ristori; che le rondini ci annuncino la primavera. L'Universo creandoci ci ha fatto dono della libertà con atto d’amore e non con il lampeggiare della lama di una ghigliottina o col crepitio dei plotoni di esecuzione.

L'Universo sembra dire: la verità vi farà liberi: cerchiamola.

Victor Hugo ci ha raccontato: “ … allor nel cielo azzurro, dove un astro già pullulava, intesero i fanciulli. L'Universo direbbe: "siate buoni, o figli”.

Ascoltiamolo: compiremo un atto di gratitudine verso di noi ed un atto d’amore verso i nostri simili.


* traduzione: quindi lo voglio, io!

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