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  • Navone Luigi M. Libero Pensatore e Templare

Tempo di bilanci


L’anno trascorso è stato denso di eventi straordinari che tutti, come di consueto, hanno ricordato nel tradizionale bilancio di chiusura a S. Silvestro.

Indubbiamente, la parte del leone l’ha fatta Putin, con la sua inopinata “azione militare speciale”, muovendo un esercito per invadere l’Ucraina, nel febbraio scorso. Quello che è avvenuto dopo, lo sappiamo tutti: l’Ucraina distrutta, milioni di profughi, centinaia di migliaia di morti. Giovani strappati alle famiglie e al lavoro per andare ad ammazzare altri giovani come loro, in nome del destino cosmico della grande Russia. Invasione? Ma l’Ucraina è stata sempre terra di conquista russa e, se non va bene, basta fare un referendum perché torni alla madre Russia.

Non è andata proprio bene e la buffonata dei referendum di adesione alla Federazione russa si è ritorta contro Putin. Sono bastate alcune settimane e il Chersoneso è di nuovo in mano agli Ucraini. La Russia bombarda giorno e notte, a tappeto, le città ucraine, ridotte al freddo e al buio ma, intanto, l’avanzata russa è stata prima bloccata e poi respinta. Il generale Inverno vale per tutti.

Due considerazioni mi sembra necessario fare: la prima è che i bombardamenti a tappeto sull’Ucraina destano orrore, ma non sono diversi da quelli angloamericani in Germania e tedeschi in Inghilterra, nella 2° Guerra mondiale. Hanno la stessa logica: fiaccare il morale dell’avversario.

La seconda è che i Russi non sono a casa loro, ma ufficialmente non sono in guerra, stanno solo ripulendo l’Ucraina dal nazismo. Gli Ucraini, invece, se attaccano la flotta russa o bombardano strutture militari in Russia, fanno atti di terrorismo selvaggio. La logica delle doppie verità. La guerra è la madre di tutte le menzogne.

Sul fronte estero, il gigante cinese è in affanno per via del Covid, implacabile, che Xi Jinping non riesce a bloccare. Pare che ci siano cinquemila morti al giorno, ma forse sono notizie maliziose. Però si offende se in Europa si chiedono controlli a chi arriva dalla Cina. È una provocazione. È importante, invece, la ripetuta distanza da Mosca rispetto alla questione ucraina: l’alleato russo non ci fa una bella figura e il commercio mondiale su cui conta la Cina è in grave affanno. Prima si trova una soluzione meglio è, e su questo concordano tutti.

Poi, c’è la questione iraniana. Il governo dei mullah non demorde ed esercita una repressione violenta con condanne a morte per chi protesta, in nome di Allah, il misericordioso, naturalmente. Le manifestazioni di piazza, prima di donne, poi di giovani e, infine anche degli uomini, continuano, nonostante le migliaia di arresti, le decine di esecuzioni e le centinaia di morti nelle dimostrazioni. Il regime è di ferro, finché dura. Naturalmente, è l’Occidente perverso, figlio di Satana, che istiga le donne a liberarsi dal velo e dalla polizia “morale” inventata dai mullah.

Sulla frontiera, verso Oriente, c’è il fratello gemello dello sciovinismo maschilista, l’Afghanistan. Qui siamo nel Medioevo peggiore dei tempi bui. Le donne non sono persone, sono oggetti d’uso e consumo e, soprattutto, non devono studiare. Troppo pericoloso. Lo affermano i Talebani, gli studenti armati del Corano. È la risposta della società islamica dei tempi andati alle inquietudini dei tempi moderni.

Stancamente, nella Corea del Nord, il piccolo regno comunista ereditato dalla guerra fredda, lancia i suoi missili verso il Giappone che, intanto, riarma. Serve a farsi notare, perché la pubblicità è l’anima del commercio e del potere e Kim lo sa benissimo. Purtroppo, non lo fila nessuno, neanche Putin, almeno fino a quando uno dei suoi missili finirà in un qualche centro abitato e, allora, saranno guai.

Ma torniamo in Occidente. L’anno si chiude con lo scandalo delle mazzette pagate dal Qatar e dal Marocco a un piccolo gruppo di parlamentari europei. Manco a dirlo, ci sono di mezzo Italiani e Greci, forse anche degli Spagnoli, quasi tutti di sinistra, pare. Il Mediterraneo si fa notare, almeno in questo. La magistratura belga non è quella italiana: le inchieste sono veloci e gli arresti pure. Lo scandalo è enorme e se ne verrà a capo rapidamente.

In Italia, infine, in questa carrellata conclusiva di un anno pieno di eventi, la dipartita di Draghi ha prodotto un effetto curioso: alle elezioni l’unica forza politica di opposizione al governo di unità nazionale (Fratelli d’Italia), ha stravinto con la Meloni che adesso ricalca le orme di Draghi. Con la Destra vittoriosa la Meloni è il nuovo Presidente del Consiglio. Garbata ma decisa, ha vinto la sua battaglia decennale con un risultato che non solo ha spiazzato i suoi alleati ma ha ridotto in cenere i suoi oppositori.

L’effetto Draghi ha sconquassato 5Stelle, ha ridimensionato un PD già ansimante, alla ricerca di un’identità mai avuta, ha creato le condizioni per un assetto politico diverso da quello, ormai usurato, di un decennio nullafacente.

Spiazzata la Sinistra, il clou è stata la finanziaria dove si sono sbrigliate le residue opposizioni per dimostrare che la Destra non è capace di governare (mentre loro, invece!) Il fatto è che i quattrini sono pochi e il margine di manovra per le spese è ridottissimo. Se al posto della Meloni al Governo ci fossero stati o Letta o Conte, la finanziaria sarebbe stata più o meno la stessa. Tutte le polemiche sul livello dei contanti e sul pos si sono dimostrate solo pretestuose, chiacchiere per far vedere che l’opposizione è ancora importante.

I sondaggi danno in calo il PD, Forza Italia e la sinistra in genere, in crescita Fratelli d’Italia. Le prossime elezioni regionali, a ridosso del difficile congresso del PD, probabilmente confermeranno questa tendenza. In realtà, il Paese è stufo delle stesse facce e delle stesse chiacchiere. La Meloni sembra portatrice di una speranza di rinnovamento e di pulizia, anche se in un momento di gravissima crisi economica e strutturale.

L’ultimo importante evento da ricordare è la morte del Papa emerito, di Benedetto XVI, un uomo straordinario, un grande teologo, un grande uomo, che ha saputo conciliare la carità con la fermezza, la cultura con l’umiltà, l’intelligenza politica con la rinuncia al potere.

La folla che sfila compatta davanti alla sua salma è la riprova di quanto quest’uomo schivo di onori sia rimasto nel cuore e nella mente della gente cui ha saputo parlare.


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