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Il rito e la realtà

 

Il Presidente della Repubblica si è consultato. Il rito è classico ed inutile. Le posizioni dei  vari partiti sono chiare a tutti, da tempo, come i suggerimenti di Napolitano, Grasso e Brodolina. Ma il rito è il rito.

Intanto, Renzi fa le consultazioni per conto suo. Stupisce, nel disastro in cui s’è cacciato, che qualcuno gli dia ancora retta. Il consiglio più nobile che gli è stato dato è quello di sparire, ma, evidentemente, è troppo nobile. Spunta così, la candidatura di Gentiloni come nuovo Presidente del Consiglio, legato a Renzi, figlioccio di Mattarella, stessa radice democristiana.

L’uomo è semplice ed opaco, un buon padre di famiglia, facilmente manovrabile. Basta sentirlo parlare per sentire che non farebbe male neppure ad una mosca. Figuriamoci a Renzi. Se le dicerie saranno confermate, avremo un altro Presidente sotto traccia. Uno alla presidenza della Repubblica, un altro alla Presidenza del Consiglio. Queta non movere, usque ad mortem.

E’ questo quello che vuole il Paese? E’ questo che chiede la maggioranza delle forze politiche italiane? No. Chiedono di rabberciare rapidamente una legge elettorale per i due rami del Parlamento, con o senza la decisione della Corte costituzionale e di andare a votare.

Per far questo non occorre un nuovo Governo. Ce n’è già uno che  deve fare ordinaria amministrazione fino alla sua sostituzione. Ma la sostituzione avrebbe un senso dopo che, finalmente, l’elettorato si sia espresso e. quindi, dopo le elezioni.

Qualcuno potrebbe sostenere che rattoppare una legge elettorale decente non è da ordinaria amministrazione. Potrebbe anche aver ragione, ma poiché di strappi, qui, da qualche tempo, se ne sono fatti parecchi, nessuno si dorrebbe di una soluzione semplice ed immediata e, soprattutto, legittima.

Inventarsi un altro governo, “nella pienezza dei suoi poteri”, come si usa dire pomposamente, è del tutto inutile. Serve solo ad allungare il brodo, a portare i deputati  dell’attuale Parlamento a percepire il loro vitalizio. Loro si fregano le mani soddisfatti, come i colleghi del CNEL, miracolosamente scampati all’iconoclastia del referendum.

Ma ciò non vuol dire che siano stati utili al Paese, né loro né il Parlamento.

Il  cerchio magico toscano si lecca le ferite. Avrà molto da fare con lo sconquasso  del Monte dei Paschi e la cosca degli interessi perversi attorno alla banca senese.

Sono tutti un po’ preoccupati, come se pagassero loro. Comunque vada, pagheremo noi, per l’incapacità di Consob e Banca d’Italia e per l’inerzia dei giudici.

Stupisce sentire il Presidente della Regione toscana , già fedelissimo renziano, prendere le distanze. Presidente di Regione, già Assessore  regionale alla Sanità, già- Presidente dell’ASL di Massa Carrara, ha lasciato un buco di 460 milioni di euro, un buco di cui non si parla e che non produce vicende giudiziarie. Tanto paghiamo noi, per questa bella politica interna toscana.

Vogliamo dare retta alla gente che è stufa di queste soperchierie? Un velo pietoso coprirà tutto, a spese nostre. E poi il popolo non deve ribellarsi?

Il Presidente della Repubblica, così attento ai ventisette o ventinove partitini presenti in Parlamento (ho perso il conto), non dovrebbe tener conto di questa situazione? Assicura l’equilibrio politico, ma quello sociale è in ebollizione. Eppure, è il Presidente di tutti.

Mi chiedo, con una punta di angoscia, chi saranno i nuovi Ministri. L’esperienza fatta è stata illuminante.  Per la strada ci sono 60 milioni d’Italiani, compresi gli immigrati. Forse la scelta è molto ampia, ma spero che Gentiloni abbia la mano più felice di Renzi, se passerà il suo governo.

Ci sono delle urgenze, è vero, ma non esageriamo. A parte la questione  della legge elettorale, il decreto per il Monte dei Paschi è già pronto. Basta firmarlo, in modo da salvare la banca e tirar fuori cinque miliardi di intervento (a spese nostre), per riassestare i conti dissennati di un allevatore di cavalli, inopinatamente divenuto il capo della fattoria senese solo perché era del PD.

Le scadenze europee, non possono spaventarci. Peggio di così è difficile. Dobbiamo fare solo una presenza di cortesia al Consiglio europeo, come quando si va a visitare un amico in agonia. Quanto al sessantesimo del Trattato di Roma, si tratta di fare gli ospiti. Non li portiamo né alla Maddalena né all’Aquila. Approfittiamone per spazzare le strade di Roma.

Poi ci sarà il G7. Sarà un’occasione importante per capire cosa vuol fare il nuovo Presidente americano. Tutti zitti, in ossequiosa attesa.

Coraggio, on. Gentiloni, essere chiamato Presidente per tutta la vita val bene il rischio d’abborracciare un governo di mezza tacca e di mezza primavera!

Ne riparleremo dopo le elezioni, se finalmente il buon Dio ce le accorderà!

 

 

Roma, 11 dicembre 2016

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