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Effetti elettorali

 

Dopo la buriana delle elezioni arriva lo scirocco degli effetti. Il vento è cambiato. O porta la pioggia o spazza le nuvole. Gli assetti non sono più gli stessi.È comune la percezione che anche nell’Unione si debbano apportare dei cambiamenti. I partiti tradizionali soffrono di senescenza e sempre meno corrispondono alle attese del popolo europeo.

            In Germania, dopo il forte calo dei consensi nei confronti della coalizione di governo diretta dalla Merkel, la SPD (socialisti) ha chiesto una verifica agli alleati della CDU (cristiani democratici). La forte crescita dei Verdi e dei Liberali pone difficili problemi per l’avvenire della coalizione. Forse ci sarà un rimaneggiamento governativo.

            In Austria il governo del popolare Kurz si è dimesso dopo  che un partito minore, Jetz, ha presentato una mozione di sfiducia a causa degli scandali che hanno travolto un altro partito di destra al governo.Le dimissioni di Kurtz non sono dunque un effetto delle elezioni europee ma le hanno precedute. Comunque, dal loro risultato dipenderà l’atteggiamento austriaco nell’Unione.

            In Grecia, Tsipras e il suo partito sono arrivati secondi dopo Nea Demokratia, un partito di destra che ha sempre contestato l’austerity imposta da Tsipras e dall’Unione  europea. Tsipras non ha intenzione di governare con un’opposizione popolare maggioritaria rispetto all’attuale composizione del Parlamento greco.Nuove elezioni nazionali sono dunque imminenti. Dipenderà da queste se la posizione greca sarà o no a fianco dei Paesi sovranisti.

            A Cipro le elezioni europee hanno prodotto un miracolo, perché, nonostante le due comunità turco-cipriota e greco-cipriota siano politicamente divise, hanno eletto un turco-cipriota al Parlamento europeo in rappresentanza di tutta l’isola.

            In Francia, il Rassemblement National di Marine Le Pen ha sorpassato di un punto percentuale Renaissance, il partito del Presidente Macron. La Le Pen ha chiesto subito nuove elezioni ma non sembra che Macron voglia rischiare, per un solo punto  percentuale di differenza, di perdere la maggioranza di cui dispone all’Assemblea nazionale.Per quanto duramente contestato dai gilet jaunes,è prevedibile che resterà in sella, anche se piuttosto ammaccato.

            In Italia, con un’opposizione inesistente, i due partiti di governo, la Lega e il Movimento 5Stelle, sono in rotta di collisione.Alle Camereil Movimento ha la maggioranza mentre la Lega alle elezioni europeeha quasi doppiato i consensi rispetto al Movimento.Il paradosso è che le elezioni hanno confermato il governo in carica, ma la maggioranza parlamentare è diversa da quella popolare espressa dalle elezioni. Sia Di Maio sia Salvini asseriscono che il governo continuerà come se nulla fosse accaduto ma è inevitabile una resa dei conti all’interno  del Movimento.

            Fin da ora si possono tirare alcune conclusioni di massima.

            1 - Le elezioni europee hanno registrato una maggiore affluenza di votanti rispetto alle altre tornate elettorali.Di Europa si è parlato molto di più che in passato ed è evidente che, ormai, per l’opinione pubblica europea, l’Unione rappresenta la grande realtà politica nel continente.

            2 – La contesa elettorale non è stata indolore. A parte il caso del Regno Unito, affossato in una palude d’impotenza politica per la Brexit, c’è stato un profondo rimescolamento delle carteun po’ in tutta Europa. L’ascesa dei sovranisti è stata minore del previsto, ma c’è stata. Sono cresciuti in modo insospettato i Verdi e i Liberali, soprattutto in Germania, a fronte di un calo vistosodei consensi nei confronti della coalizione di governo guidata dalla Merkel.

            3 – La sconfitta elettorale di Macron, in Francia,dimezza le ambizioni francesi di partnership con la Germania della Merkel, anche lei in difficoltà.Il tradizionale asse franco-tedesco, che ha retto il timone dell’Unione per quasi mezzo secolo, è in difficoltà, visto l’irrompere di forze nuove con orientamenti diversi volti a incidere sulla stagnante politica europea.

            4 – L’alleanza auspicata da Salvini tra i sovranisti potrà non avere il successo immaginato, ma sarà comunque un polo di attrazione per tutte quelle formazioni parlamentari non di politica tradizionale che auspicano dei cambiamenti di sostanza nelle relazioni fra l’Unione e i Paesi membri. Lepenisti e leghisti possono essere il motore della contestazione della situazione  esistente in Europa.

            5 – In realtà, nessun Paese membro vuole uscire dall’Unione. L’esempio della Brexit e dei rischi potenziali dell’isolamento economico, con una guerra commerciale in corso fra Stati Uniti e Cina, fa paura a tutti. Inoltre, sono stati innegabili i benefici derivanti dalla libera circolazione delle merci, dei capitali, dei servizi e delle persone all’interno dell’area comunitaria.

            6 – Le prime avvisaglie dello scontro fra il nuovo e il vecchio si avranno per la nomina del Presidente della Commissione. Per la successione al molto contestato Juncker, espressione del capitalismo finanziario internazionale, i Popolari propongono il tedesco Manfred Weber, i Socialdemocratici, l'olandese Frans Timmermans, Liberali e Verdi del gruppo Alde,la danese ambientalista Margrethe Vestager. Quest’ultima rappresenta la discontinuità rispetto al passato.

            Di fatto, se vincessero i Popolari, il Presidente della Commissione e il Presidente della BCE, al passaggio delle consegne da parte di Draghi, sarebbero due tedeschi, espressione della continuazione della germanocrazia comunitaria.

            Sarà interessante capire come si orienterà il governo italiano in materia, alla prima prova del fuoco dopo le elezioni europee. Quale sarà il nome proposto dal nostro governo per il ruolo di Commissario? E per quale portafoglio?

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